16 Giugno 2026, 20:00

INTERVENTO DEL PRESIDENTE SWISS CHAMBER FABIO BOCCHIOLA


L’energia elettrica è un tema centrale. Tutti ricordiamo il blackout del 2003: è stato importante, ma nel giro di 24 ore la situazione è tornata alla normalità. Proviamo a immaginare cosa succederebbe se rimanessimo oggi senza energia elettrica per ventiquattr’ore.

Oggi dipendiamo dall’energia elettrica molto più di quanto probabilmente immaginiamo. Le transazioni economiche le facciamo grazie all’energia elettrica, così come le comunicazioni: basta pensare che, una volta che si è scaricato il nostro cellulare, non saremmo più in grado di telefonare, molti di noi non hanno nemmeno più il telefono fisso in casa.

Questo vi dà l’idea di quanto sia fondamentale garantire una sicurezza nell’approvvigionamento e nei sistemi e, come diceva Stefano Besseghini, di quanto sia importante assicurarci un futuro più tranquillo, anche considerando eventuali emergenze così tragiche che possono verificarsi.

A valle di questa discussione volevo anche approfittare per fare una riflessione con voi su un altro punto: il valore laterale dei progetti. Non sappiamo dargli un nome preciso, ma il valore laterale è un elemento fondamentale di qualsiasi nostro oggetto, progetto, impianto o azione ed è spesso un elemento che non consideriamo. Faccio subito un esempio per capirci meglio.

Se dovessi descrivere lo Swiss Corner, cos’è? Lo Swiss Corner è un bar, sostanzialmente, che fa un servizio onorevole di bar, con anche pannelli retroilluminati che possono assolvere un problema di comunicazione, quindi diventare anche qualcos’altro. Ma il Sindaco di Milano, quando ha dovuto indicare quale fosse il flagship maggiore, quale fosse il punto iconico della Svizzera a Milano, ha indicato lo Swiss Corner.

È chiaro che in una descrizione di cosa sia lo Swiss Corner non posso descriverlo come il punto iconico della Svizzera a Milano; eppure, quello è stato indicato come tale, e non solo, immagino che anche il nostro caro Giorgio Berner, ex presidente di Swiss Chamber, quando si era immaginato di realizzare lo Swiss Corner, non potesse neanche avere l’ “arroganza” di descriverlo come fosse il punto iconico di Milano per la Svizzera.

Questo secondo me è proprio il valore laterale di Swiss Corner, il suo elemento distintivo. Per spiegarlo meglio scomodo un concetto e una frase di Mozart.

Il concetto è quello della sostenibilità, che è composto da tre elementi: l’elemento economico, l’elemento ambientale e il terzo elemento, che è sempre il più complicato da descrivere, l’elemento sociale o l’elemento culturale che è anche quello che più spesso ci dimentichiamo.

L’elemento economico è ovvio, significa che qualsiasi mia azione deve avere un ritorno rispetto al capitale che investo.

L’elemento ambientale anche questo ormai è diventato ovvio. Siamo in un pianeta che ha risorse limitate, o addirittura dobbiamo anche preoccuparci di reintegrare alcune situazioni; quindi, l’aspetto ambientale, sono i dati scientifici che ci impongono ormai di considerarlo.

Il terzo elemento è l’elemento artistico, culturale e sociale, quello da cui, noi tutti, la collettività dovrebbe trarre beneficio, ma che molto spesso finisce per essere quello meno considerato.

Per capire quanto non sia considerato, quanto sia complesso e difficilmente definibile questo aspetto, che è appunto il valore laterale secondo me di questi elementi, scomodo Mozart. Perché Mozart, o comunque la frase è significativa e viene attribuita a lui, disse che per essere un bravo pianista servono tre cose: testa, dita e cuore.

Ed effettivamente, nel ciclo di studi di un pianista, il primo ciclo è proprio tecnica: sono le dita. Le dita devono diventare quelle di un atleta, capaci di staccare, legare, muovere, quindi alla fine del quinto anno lo studente, il pianista si troverà in una condizione di agilità sorprendente sotto certi aspetti, ma ovviamente non ha ancora completato il suo ciclo di studi. Gli manca un secondo ciclo, che è quello più razionale che porta all’ottavo anno.

L’ottavo anno, dove si studia storia della musica, si comincia a contestualizzare se è Bach, Chopin o Brahms e si riesce a dare una definizione storica al pezzo; poi si studia l’armonia, la tonalità, gli elementi armonici e l’architettura di un brano che ha un inizio, uno sviluppo, una fine e quindi si riesce a dare un’idea più complessa e articolata, che è la parte della testa.

Alla fine dell’ottavo anno il pianista ha già affrontato gran parte del repertorio pianistico: ha già suonato Beethoven, Chopin, Schubert, Schumann, Liszt, e si sente già maturo per affrontare qualsiasi brano.

Lui non sa però che gli mancano ancora gli ultimi due anni, che sono gli anni dell’interpretazione, i più complicati e difficili. Sono gli anni nei quali l’insegnante deve aprire lo studente e fargli tirare fuori quegli elementi, quella poesia, quella forza, quella passione che abbiamo tutti noi ma che è difficile da descrivere (quando un pianissimo va urlato o quando un fortissimo va soffocato). E solo pochi riescono a tirare fuori questi elementi, perché veramente toccare l’anima di chi ascolta è complicato. Questa è, secondo me, la parte più complicata e più faticosa. Se pensate ai grandi pianisti o ai grandi musicisti alla fine di un concerto sono stravolti, esausti, perché la parte difficile è quella.

Essere davanti a un pianoforte non comporta esercizio fisico, l’esercizio fisico è limitato; quello che è estenuante è lo sforzo che si fa per cercare di arrivare veramente ad accarezzare l’anima di chi ascolta.

Questa è la parte dell’interpretazionee non solo, quando si arriva al diploma si capirà anche un’altra cosa: che si è toccato il primo gradino di una lunga scala e che prima di arrivare a toccare le grandi vette del pianismo mancherà ancora moltissimo.

Secondo me questa è proprio la parte del valore laterale. È un concetto che ritroviamo anche quando parliamo di sostenibilità o quando realizziamo determinati progetti, ad esempio Swiss Corner, si creano degli elementi, delle forze parallele che sono solo frutto di una certa genialità.

Abbiamo qui presente un grande architetto come Riccardo Blumer che ben sa  qual è la differenza tra fare una torre e una Torre di Pisa. Ovviamente la Torre di Pisa ha dentro degli elementi che sono di unicità, di comunicazione, di passione, di cuore; di cuore cioè di quell’elemento che fa parte, secondo me, dell’ultima parte degli studi di un pianista.

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