La Svizzera. Tensioni del presente, sfide del domani 10 Aprile 2026

USA-SVIZZERA: LE PROSPETTIVE DI UNA RELAZIONE SIGNIFICATIVA

Di Simone Crolla, Consigliere Delegato di American Chamber of Commerce in Italy


In un contesto internazionale segnato da un climax commerciale più rigido, come dimostrato anche dalle recenti tensioni tra Stati Uniti e Svizzera, la risposta più efficace non risiede in strategie difensive o di contrapposizione, bensì in un approccio costruttivo e multilivello sviluppato tra le due Amministrazioni. 

In questo scenario, il quadro commerciale statunitense è stato interessato anche da sviluppi sul piano giuridico: dal 24 febbraio 2026 Washington ha sospeso la riscossione di alcuni dazi dichiarati illegali dalla Corte Suprema, introducendo contestualmente nuove tariffe del 15% sulla base di un diverso strumento normativo. Un passaggio che riflette la fase di aggiustamento in corso negli strumenti di politica commerciale americana. Per la Svizzera, l’impatto diretto appare contenuto. Il percorso negoziale avviato con l’accordo quadro bilaterale del novembre 2025 aveva già ridefinito il livello tariffario e le modalità di accesso ai rispettivi mercati, collocando le relazioni economiche tra i due Paesi in una cornice distinta rispetto alle misure di carattere generalizzato. 

Un primo elemento centrale è, in questo nuovo contesto in cui i dazi sono il new normal, la creazione di un dialogo istituzionale permanente, attraverso piattaforme bilaterali stabili e meccanismi di consultazione preventiva che consentano di anticipare potenziali frizioni, chiarire gli obiettivi di policy e affrontare le divergenze prima che si traducano in misure restrittive. Mi sembra che USA e Svizzera in questa fase si stiano muovendo in questa direzione e questo è il risultato della firma dell’accordo quadro avvenuta il 14 novembre 2025, i cui effetti principali sono entrati in vigore tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, e che dovrà necessariamente essere concluso in tutti i suoi dettagli tecnici entro il primo trimestre di quest’anno. Questo accordo ha già di per sé introdotto dei risultati che considero importanti: gli Stati Uniti hanno accettato di abbassare le tariffe sulle importazioni svizzere dal picco del 39% (imposto nell’estate 2025) a un tetto massimo del 15%, alla stregua degli altri partner europei; Berna ha rimosso i dazi su vari prodotti industriali e agricoli statunitensi come pesce, frutti di mare e prodotti chimici e ha concesso quote d’importazione esenti da dazi per la carne bovina, di bisonte e pollame; l’accordo inoltre garantisce stabilità a settori strategici come quello farmaceutico, dei dispositivi medici, dell’orologeria e della meccanica di precisione che rischiavano imposizioni maggiori in caso di scontro o di mancato raggiungimento dell’accordo. 

Possiamo dunque dire con certezza che Svizzera e Stati Uniti stanno procedendo sulla giusta strada per la realizzazione di una nuova cornice commerciale e di investimento, più fair dal punto di vista americano e volta a riequilibrare l’avanzo commerciale di beni e servizi accumulato negli anni precedenti. In parallelo, la cooperazione sulla parte regolatoria assume un ruolo cruciale, poiché molte tensioni commerciali nascono più da differenze normative che da barriere tariffarie: strumenti come il riconoscimento reciproco degli standard, l’allineamento tecnico e le consultazioni ex ante sulle nuove regolamentazioni possono ridurre significativamente i costi per le imprese senza compromettere la tutela di interessi pubblici fondamentali. In un momento di difficoltà o di ridefinizione del multilateralismo tradizionale, diventa essenziale rilanciare una nuova piattaforma multilaterale e pragmatica, fondata su accordi plurilaterali in ambiti strategici quali il commercio digitale, i servizi e la sostenibilità, nonché su riforme mirate del sistema del WTO volte a rafforzarne trasparenza ed efficacia.

In questo quadro, il coinvolgimento diretto del settore privato rappresenta un ulteriore fattore di stabilizzazione: attraverso dialoghi pubblico-privato e forum economici bilaterali, le esigenze concrete delle imprese e delle catene globali del valore possono contribuire a trasformare le tensioni in soluzioni operative. Al tempo stesso, integrare il commercio con obiettivi condivisi – come la sostenibilità, la sicurezza e la governance del commercio digitale – permette di spostare il dibattito da una logica di confronto a una di cooperazione su sfide comuni. Infine, trasparenza, prevedibilità delle politiche e una comunicazione istituzionale responsabile sono elementi imprescindibili per consolidare la fiducia reciproca e preservare la stabilità e l’unità del commercio globale, trasformando anche le pressioni protezionistiche in opportunità di dialogo e collaborazione. 

È su questo solco che intravedo uno scenario assolutamente positivo, maggiormente produttivo e stabilizzato per la relazione elvetico-americana. Rassicurante è il fatto che partiamo di già da un’ottima base: rispetto ad altri partner commerciali, le esportazioni svizzere impattano meno direttamente con le esportazioni statunitensi sui mercati terzi; le multinazionali svizzere impiegano quasi 400.000 dipendenti negli Stati Uniti. La gran parte dei progetti d’investimento svizzeri negli Stati Uniti (60%) confluisce nell’industria manifatturiera, mentre la maggior parte di quelli americani in Svizzera (65%) si sviluppa nel comparto dei servizi soprattutto finanziari. Un’ottima situazione di complementarità che può ben portare l’attuale relazione a levelling up ulteriormente verso valori e prospettive ancora non raggiunti. 

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