Di Andrea Pedrazzini, Geologo, Capo della Sezione Forestale Cantonale
Può spiegare cos’è il permafrost e perché è fondamentale per la stabilità delle Alpi svizzere? Quali segnali concreti del suo scioglimento sono stati osservati negli ultimi anni nel Canton Ticino e nelle regioni alpine limitrofe? Vi sono oggi aree considerate particolarmente a rischio?
Il cambiamento climatico sta modificando in modo sempre più evidente gli equilibri naturali delle Alpi, imponendo nuove sfide alla gestione del territorio montano. In qualità di responsabili della gestione forestale e della protezione contro i pericoli naturali, osserviamo quotidianamente come l’aumento delle temperature influisca non solo sugli ecosistemi, ma anche sulla stabilità delle nostre montagne. Tra i fenomeni più rilevanti emerge il progressivo degrado del permafrost, un elemento invisibile ma fondamentale per la stabilità delle zone alpine alle quote più elevate. Il permafrost, ossia il terreno che rimane a una temperatura uguale o inferiore a 0 °C per almeno due anni consecutivi, copre circa il 3-5% del territorio svizzero ed è tipico delle regioni di alta montagna.
Con l’aumento delle temperature legato ai cambiamenti climatici, il ghiaccio interstiziale si scioglie progressivamente, causando una maggiore sensibilità dei versanti alle variazioni termiche e alle precipitazioni intense. Ne consegue un aumento di crolli rocciosi, frane e smottamenti. Parallelamente, il rapido ritiro dei ghiacciai accentua l’instabilità ad alta quota. Il ghiaccio che per secoli ha modellato il paesaggio alpino sta scomparendo, lasciando versanti privi di supporto strutturale. In diversi casi si osservano nuovi laghi glaciali e morene instabili, con possibili conseguenze per le vallate sottostanti.
In Ticino, gli effetti del cambiamento climatico si manifestano soprattutto attraverso precipitazioni brevi ma molto intense, capaci di provocare alluvioni lampo, colate detritiche nei piccoli bacini montani e allagamenti nelle aree urbanizzate a causa del sovraccarico dei sistemi di drenaggio, oltre a fenomeni di ruscellamento superficiale dai ripidi pendii sopra i centri abitati. In futuro si ritiene che la superficie cantonale complessivamente esposta ai pericoli naturali non subirà variazioni sostanziali; tuttavia, a scala locale è probabile un aumento delle aree a pericolo medio ed elevato, in particolare nelle zone montane e collinari lungo riali e torrenti e in alta montagna. La principale preoccupazione riguarda la crescente frequenza di fenomeni combinati, come valanghe che evolvono in colate detritiche o frane capaci di ostruire temporaneamente il corso dei torrenti.
Come si sta preparando il Canton Ticino – e più in generale la Svizzera – ad affrontare queste nuove condizioni geologiche?
Le catastrofi naturali susseguitesi sulle Alpi negli ultimi anni dimostrano come il cambiamento climatico non sia più una prospettiva futura, ma una realtà già in atto. Il compito della Sezione forestale è di accompagnare questo cambiamento con responsabilità, competenza tecnica e visione a lungo termine, affinché la sicurezza del territorio e la cooperazione alpina restino garantite anche per le generazioni future.
Le esperienze maturate in occasione di eventi naturali passati hanno evidenziato che la gestione dei pericoli naturali deve inserirsi in un approccio globale e integrato, orientato a ridurre gli effetti sulla popolazione e a limitare i danni alle abitazioni e alle infrastrutture vitali. La prevenzione rimane lo strumento più efficace: una pianificazione territoriale attenta, la gestione sostenibile dei boschi di protezione e dove necessario la costruzione e il mantenimento delle opere di premunizione consentono di ridurre significativamente i rischi.
Non tutte le situazioni di rischio possono tuttavia essere affrontate con misure pianificatorie o tecniche. In caso di grandi frane o eventi alluvionali, la sicurezza deve essere garantita anche tramite piani di emergenza ed evacuazione. A tal fine il Canton Ticino si è dotato di strumenti di monitoraggio e previsione che permettono di adottare misure preventive e informare tempestivamente la popolazione, pur considerando l’imprevedibilità spaziale e temporale dei fenomeni naturali. Nel Canton Ticino gli investimenti destinati annualmente a studi, monitoraggi e opere preventive ammontano a oltre 30 milioni di franchi di fondi pubblici, ai quali si aggiungono circa 16 milioni per la gestione e la cura dei boschi di protezione.
In generale, sono già emersi in passato nel mondo casi concreti di territori contesi o di confini da ridiscutere a causa del cambiamento climatico. Per quanto riguarda la Svizzera, quale strategia ha adottato di fronte alle prime dispute di confine legate ai mutamenti del clima (basti pensare a località strategiche dal punto di vista economico e logistico, come il Plateau Rosa), e come si prepara ad una trasformazione sempre più rapida del paesaggio alpino, legata allo scioglimento dei ghiacciai?
Storicamente, molte frontiere nazionali seguono elementi naturali quali creste, ghiacciai o linee di spartiacque. Con la trasformazione del paesaggio indotta dal cambiamento climatico, questi riferimenti geografici possono evolvere o perdere la loro definizione originaria.
Il ritiro dei ghiacciai o il crollo di porzioni di cresta possono modificare localmente il deflusso delle acque o la morfologia del terreno, generando interrogativi amministrativi e tecnici nella gestione dei confini e delle risorse presenti nei territori di confine. Non si tratta, almeno allo stato attuale, di conflitti territoriali in senso stretto, bensì di questioni legate alla cooperazione transfrontaliera, alla sicurezza delle infrastrutture e alla gestione condivisa dei rischi naturali. Le Alpi costituiscono uno spazio interconnesso, dove eventi naturali non si fermano davanti alle frontiere territoriali. Per questo motivo risulta fondamentale rafforzare il dialogo tra autorità regionali e nazionali, condividendo dati scientifici, sistemi di allerta e strategie di adattamento ai cambiamenti climatici in atto.
In conclusione, per la sua posizione geografica all’interno dell’arco alpino e per le caratteristiche morfologiche del territorio, il Ticino è esposto a tutte le principali tipologie di pericoli naturali gravitativi. Sperare di avere un territorio completamente esente da pericoli naturali è quindi impossibile. Con i cambiamenti climatici in atto, è fondamentale mantenere alta l’attenzione: monitorare costantemente l’evoluzione del territorio e intervenire tempestivamente dove necessario. Considerato l’ampio numero di opere di premunizione realizzate in passato, ormai prossime alla fine del loro ciclo di vita, l’attenzione futura dovrà concentrarsi sul mantenimento del livello di sicurezza raggiunto, garantendo l’adattamento delle strutture esistenti alle nuove condizioni climatiche e alle crescenti esigenze di protezione della popolazione.