Intervista ad Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)
Qual è il ruolo della formazione universitaria nel creare un ecosistema favorevole all’innovazione e alle start-up?
La formazione universitaria è il primo mattone dell’ecosistema dell’innovazione. Non deve limitarsi a trasmettere conoscenze, ma insegnare a porre domande, a lavorare in modo interdisciplinare e a confrontarsi con problemi reali. Le università sono il luogo in cui si formano competenze scientifiche, ma anche mentalità aperte al rischio, alla collaborazione e all’impatto sociale. Se collegate in modo strutturale alla ricerca e al mondo produttivo, possono diventare vere fucine di start-up e innovazione.
Quali sono gli ingredienti chiave affinché la ricerca si trasformi in soluzioni pratiche e applicabili sul mercato e in start-up scalabili? Dove vede oggi i maggiori colli di bottiglia?
Gli ingredienti sono tre: qualità scientifica, infrastrutture adeguate e regole semplici. Senza una ricerca solida non c’è innovazione, ma senza strumenti e tempi rapidi il passaggio al mercato si blocca. Oggi, i principali colli di bottiglia sono la frammentazione, l’eccesso di burocrazia e una cultura che separa ancora troppo ricerca e impresa. Servono piattaforme condivise, contratti chiari, competenze manageriali accanto a quelle scientifiche e un sistema che accompagni le idee lungo tutto il percorso, non solo nella fase iniziale.
Nelle start-up e nelle iniziative imprenditoriali il fallimento è parte del percorso. Come si può integrare questa idea nei percorsi universitari, dove storicamente si premia solo l’eccellenza “senza errori”?
Dobbiamo superare l’idea che l’errore sia un fallimento personale. Nella scienza, come nell’impresa, l’errore è spesso una tappa dell’apprendimento. Nei percorsi universitari questo significa valorizzare il processo, non solo il risultato finale: insegnare a progettare, a testare, a correggere. Premiare il pensiero critico, la capacità di rimettersi in gioco e di migliorare. È così che si formano ricercatori e innovatori più robusti e consapevoli.
Quali trend innovativi emergeranno nei prossimi anni e offriranno le maggiori opportunità di crescita per start-up e imprese?
Le grandi opportunità verranno dall’intreccio tra digitale e scienze della vita, dall’intelligenza artificiale applicata a salute, manifattura ed energia e anche dalle biotecnologie e da tutte quelle aree di ricerca strategiche per lo sviluppo del genere umano e la preservazione del pianeta. Un trend trasversale di grande rilievo sarà l’interdisciplinarità. Le start-up di successo nasceranno dove competenze diverse si incontrano. Il compito delle istituzioni di ricerca è creare le condizioni perché questi incontri avvengano.