Intervista a Maria Siclari, Direttore Generale Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)
Le tensioni ambientali sono un fattore determinante per la finanza sostenibile svizzera: come può l’innovazione sugli indicatori ambientali, promossa dall’ISPRA, aiutare le aziende a trasformare l’incertezza normativa in un’opportunità di leadership e di allineamento con gli obiettivi europei e internazionali?
Le tensioni ambientali sono oggi configurate come rischi finanziari materiali. L’innovazione sugli indicatori ambientali promossa dall’ISPRA non rappresenta solo un progresso tecnico, ma una risposta strategica all’incertezza normativa.
Tale impegno trova il suo fondamento giuridico nel Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (n.67/2024) che affida esplicitamente all’Istituto il compito di fornire supporto tecnico al Ministero per l’implementazione delle disposizioni europee in materia di finanza sostenibile, agendo come un ponte tra regolazione e operatività. Con il documento tecnico presentato nel 2024, “La sfida ambientale per la finanza sostenibile”, ISPRA ha messo a disposizione di imprese, PMI e operatori finanziari un set di indicatori ambientali chiave, che coprono le principali aree tematiche: dalle emissioni di gas serra alla biodiversità, fino alla gestione delle risorse idriche e dei rischi naturali. La forza di questa proposta risiede nella sua rigorosa verificabilità: laddove la normativa si limita a elencare i requisiti, ISPRA definisce il “come” calcolarli, garantendo quell’uniformità scientifica che è essenziale per assicurarne l’affidabilità. Questo approccio è fondamentale per le aziende che intendono attrarre capitali internazionali, riducendo drasticamente il rischio di asimmetrie informative o di greenwashing. L’evoluzione digitale di questo percorso si concretizza nella Piattaforma digitale per la finanza sostenibile, uno strumento che trasforma la linea guida ISPRA in un ecosistema interattivo. Un elemento centrale e distintivo è la sezione di calcolo, concepita come un vero e proprio laboratorio operativo di sostenibilità. In questa sezione, le imprese possono stimare autonomamente i propri impatti, calcolando le emissioni dirette e indirette e i vari rischi ambientali attraverso percorsi guidati.
Infine, per il 2026 è prevista l’integrazione di moduli specialistici dedicati all’analisi dei rischi fisici. Questa implementazione, supportata finanziariamente dal MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), risponde a una delle esigenze più pressanti della finanza sostenibile contemporanea: la necessità di quantificare i rischi fisici che minacciano la continuità operativa e il valore degli asset aziendali. In un contesto in cui gli eventi climatici acuti sono sempre più frequenti, la capacità di un’impresa di mappare la propria vulnerabilità attraverso i dati e i modelli dell’ISPRA (piattaforma IdroGeo) non rappresenta solo un esercizio di trasparenza, ma una vera e propria strategia di resilienza finanziaria.
In che modo il cambiamento climatico sta ridefinendo i criteri di misurazione e valutazione delle politiche ambientali in Europa?
Nell’ultimo decennio le politiche su clima ed energia hanno attraversato una fase di profonda revisione in tutto il mondo, sia a seguito della sottoscrizione dell’Accordo di Parigi, che degli eventi degli ultimi anni, come la pandemia da Covid-19 e la guerra tra Russia e Ucraina. In questo quadro, la legge europea sul clima del 2021 adottata con il Reg. UE n. 2021/1119 – il cosiddetto pacchetto “Fit for 55” e il “RepowerEU” – costituiscono i pilastri fondamentali che stanno guidando le scelte da qui al 2030 e al 2050. In particolare, con il Regolamento n. 2021/1119, è stata definita l’ambizione politica di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, diventando per l’UE un obbligo giuridico.
Attraverso la sua adozione, l’UE e i suoi Stati membri si sono impegnati a ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra nell’UE di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Sebbene il recente accordo raggiunto al Consiglio Ambiente abbia indicato l’obiettivo da raggiungere al 2040 (riduzione del 90% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990, di cui un 5% ottenibile attraverso la realizzazione di progetti in Paesi terzi) non è ancora stato definito il percorso necessario per raggiungere questo obiettivo e alcuni degli strumenti messi in atto per raggiungere l’obiettivo del 2030 non sono ancora entrati pienamente in funzione.
L’obiettivo UE di riduzione delle emissioni del 55% al 2030 (rispetto al 1990) si articola in tre ambiti regolamentari: il Sistema ETS1 (Direttiva ETS), che regola i grandi impianti industriali e gli operatori aerei/marittimi e richiede una riduzione del 62% entro il 2030 rispetto al 2005; il Regolamento Effort Sharing (ESR), che copre i settori trasporti, residenziale, terziario, industria non-ETS, rifiuti e agricoltura. Per l’Italia impone una riduzione del 43,7% entro il 2030 rispetto al 2005, con limiti annuali vincolanti.
A differenza dell’ETS, la responsabilità ricade sugli Stati membri. Il Regolamento ESR richiede uno sforzo di riduzione particolarmente oneroso: per rispettare la traiettoria emissiva 2021-2030 è necessario avviare immediatamente una significativa riduzione delle emissioni da conseguirsi prevalentemente nei settori trasporti e civile; Regolamento LULUCF: riguarda l’uso del suolo e la silvicoltura, con obiettivo europeo di rimozione netta di 310 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030. All’Italia spettano circa 50 milioni di tonnellate.
ISPRA e la Svizzera sono partner scientifici e istituzionali che condividono sfide ambientali e collaborano attraverso progetti e accordi specifici. Come è cambiato nel tempo questo rapporto in relazione alle sfide moderne?
L’ISPRA ha sottoscritto, insieme alle principali istituzioni della ricerca europea, l’Agreement on Reforming Research Assessment, documento cui hanno aderito anche alcune università svizzere. Si tratta di un accordo internazionale che coinvolge oltre 350 organizzazioni di più di 40 Paesi tra università, enti di ricerca, agenzie di valutazione, finanziatori e associazioni scientifiche.
L’Agreement rappresenta un impegno internazionale per rendere i sistemi di valutazione più giusti, trasparenti e utili al progresso della scienza e alla carriera dei ricercatori. Infine, punto in comune con i partner scientifici svizzeri è il centro di geoinformazione della Svizzera, l’Ufficio federale di topografia Swisstopo, membro di GSEU (Geological Service for Europe), proprio come il Dipartimento per il servizio geologico d’Italia dell’ISPRA.
Oggi il rapporto è meno orientato a singoli problemi locali e più alla gestione sistemica e preventiva dei rischi ambientali, con un’attenzione crescente a sostenibilità, impatto sociale e supporto alle decisioni basate su evidenze scientifiche.