Di Stefanos Tsamousis, General Manager di Roche Pharma Italy
Viviamo in un’epoca definita dalla complessità. Le tensioni del presente ci impongono di guardare alle sfide di domani con lenti nuove. In questo panorama fluido, tuttavia, esiste una costante che funge da bussola per il futuro delle Nazioni: la salute delle persone. Pertanto, uno degli investimenti più importanti riguarda la nostra capacità di innovare. Non è un caso che la storia economica degli ultimi decenni ci abbia impartito una lezione fondamentale: i Paesi che smettono di investire nella ricerca non solo si fermano, ma arretrano.
In un contesto di tensioni geopolitiche e sfide demografiche, la ricerca scientifica è l’unico ambito che mantiene ancora la promessa di un futuro migliore. In Italia, tuttavia, dobbiamo assicurarci che queste risorse restino nel Paese e non permettere che altre Nazioni ne traggano un maggior vantaggio a scapito dei cittadini italiani. Come Roche, godiamo di un punto d’osservazione privilegiato. Con un investimento globale in R&S che ha raggiunto il record di 10,4 miliardi di franchi svizzeri nel 2025, restiamo il terzo investitore mondiale, superando giganti della tecnologia e dell’automotive. È la prova tangibile che crediamo nel progresso scientifico come motore primario di una società sana. E in Italia abbiamo tradotto questa convinzione in un impegno concreto: oltre 130 milioni di euro investiti negli ultimi tre anni. Crediamo nel Paese e nelle sue eccellenze, ma credere non è più sufficiente.
Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà: siamo a un punto critico. Mentre negli anni ’90 un farmaco su due veniva sviluppato in Europa, oggi la percentuale è crollata a uno su cinque, con gli investimenti che migrano verso Stati Uniti e Cina. Nel 2023, i trial clinici approvati in Italia sono diminuiti del 7,8%. Meno ricerca significa meno opportunità di cura per i pazienti e una perdita di competitività che rischia di diventare strutturale.
È proprio per invertire questa rotta che abbiamo lanciato “Ricerca Circolare”, un progetto partecipativo e una piattaforma di discussione per garantire che le voci degli stakeholder abbiano uno spazio e l’opportunità di plasmare il futuro. L’obiettivo ultimo? Che l’Italia torni a essere un hub scientifico di eccellenza e innovazione e non un mero mercato di consumo.
Perché investire nell’innovazione è significativo? Perché attrarre e trattenere le attività di R&S – ma anche la produzione, l’export e i posti di lavoro qualificati nel settore farmaceutico – stimola la crescita economica.
Il nostro recente studio d’impatto ha dimostrato, dati alla mano, un sorprendente effetto moltiplicatore: per ogni euro di valore aggiunto generato da Roche, si produce un ritorno di 2,60 euro per l’economia locale, attivando filiere e industrie correlate. Il dato sanitario è ancora più significativo: ogni euro investito in studi clinici garantisce un risparmio diretto di quasi 3 euro per il Servizio Sanitario Nazionale, coprendo i costi di farmaci e test che altrimenti graverebbero sulla spesa pubblica. La ricerca, dunque, si ripaga da sola e genera ricchezza. È un circolo virtuoso che però oggi rischia di essere interrotto da attriti sistemici. Per recuperare la nostra centralità e raggiungere l’ambizioso obiettivo di rendere l’Italia il secondo hub di ricerca in Europa entro i prossimi cinque anni, dobbiamo agire urgentemente su quattro pilastri chiave, che sono al centro del nostro dialogo con le istituzioni.
Semplificazione burocratica
Non possiamo permettere che i tempi di approvazione dei trial clinici siano il doppio rispetto ad altri Paesi europei. La velocità è un fattore competitivo tanto quanto la qualità scientifica.
Digitalizzazione e Real-World Evidence (RWE)
La ricerca moderna non si fa solo in laboratorio, ma analizzando il patrimonio di informazioni generate dalla pratica clinica. Dobbiamo creare un’infrastruttura digitale interoperabile che consenta l’uso secondario dei dati sanitari, nel rispetto della privacy, per accelerare le scoperte e personalizzare le cure.
Capitale umano
La competizione globale è una competizione per i talenti. Dobbiamo formare e trattenere nuovi professionisti investendo in programmi STEM e collaborazioni pubblico-private che rendano l’Italia un polo attrattivo per i cervelli, non solo un luogo di partenza.
Un ambiente attrattivo
Servono regole chiare e incentivi stabili per chi sceglie di portare capitali ad alto rischio in Italia. La ricerca farmaceutica richiede una pianificazione a lungo termine; l’incertezza normativa e i ritardi sono i peggiori nemici degli investimenti. Un sistema che non premia l’innovazione ma la penalizza attraverso riduzioni di prezzo, meccanismi di payback e ostacoli regionali rischia di limitare i benefici che l’innovazione può portare. Non possiamo accettare che un paziente italiano aspetti mesi o anni in più rispetto a un paziente tedesco o francese per accedere a una cura salvavita. Dobbiamo agire ora.
“Ricerca Circolare” nasce per promuovere una piattaforma dove industria, istituzioni, accademia e pazienti siano alleati con un obiettivo comune: la salute del paziente. L’eccellenza scientifica, di cui l’Italia abbonda, deve tradursi in impatto concreto.
La sfida è complessa, ma il potenziale è enorme. In un mondo frammentato, la ricerca ha il potere di unire, generando valore che circola e si moltiplica. Roche è pronta a fare la sua parte. Per ogni paziente.