Di Giovanna Frova, Amministratore Delegato di Switzerland Cheese Marketing Italia
La contrazione del potere d’acquisto delle famiglie italiane (-12,8% dal 2019 a oggi) sta ridefinendo in profondità il modo in cui si acquista e si consuma. Nella Grande Distribuzione, il canale Discount cresce del 9,3% (+ 4% verso 2024) e diventa il formato di riferimento per molte famiglie, che abbandonano il loro retailer di fiducia per privilegiare la convenienza. È uno scenario complesso, nel quale la ricerca di costi più contenuti è legittima, ma rischia di semplificare eccessivamente il valore dei prodotti, mettendo in ombra qualità, processi, competenze e territori. La crescente volatilità dei costi delle materie prime rende ancora più sfidante mantenere standard elevati, ma è proprio in questi momenti che le filiere responsabili dimostrano la loro solidità.
Parallelamente, emerge una dinamica culturale: gusti più omologati, minore curiosità verso sapori autentici, scarsa familiarità con la stagionalità e con l’origine. È un cambiamento che riguarda soprattutto le nuove generazioni, cresciute in un ambiente di grande accessibilità, dove la scelta appare ampia ma spesso poco differenziata. Per questo l’educazione alimentare torna ad essere un fattore strategico: senza conoscenza, il prezzo diventa l’unica bussola. In questo contesto il concetto di filiera responsabile assume un valore chiave, perché rappresenta un modello che tiene insieme qualità, sostenibilità e fiducia. È un approccio trasversale a molti comparti: dall’ortofrutta che investe in pratiche a residuo controllato, ai produttori di cereali che lavorano su tracciabilità e rigenerazione dei suoli, fino alle filiere zootecniche che riducono l’uso degli antibiotici e puntano sul benessere animale. Sono esempi di un sistema che evolve verso standard più rigorosi, misurabili e comunicabili. La Svizzera interpreta questa visione con una coerenza consolidata. I formaggi DOP nascono da filiere che adottano foraggi senza OGM, programmi avanzati di benessere animale, tutela della biodiversità alpina, metodi di allevamento diffusi e tracciabilità certificata. Non sono solo dichiarazioni di principio, ma impegni verificati, che danno al consumatore la certezza di acquistare prodotti realizzati in modo responsabile.
Responsabilità, però, significa anche garantire accessibilità. Per questo la filiera svizzera lavora su soluzioni concrete che aiutano a integrare la qualità nella quotidianità: porzionamenti diversificati, selezioni per stimolare diverse occasioni di consumo, ricette anti-spreco, attività di sell-out che spiegano il prodotto prima ancora di venderlo. È una forma di “premiumness sostenibile”, che permette di scegliere bene senza rinunciare alla convenienza percepita.
In un momento in cui il carrello della spesa si alleggerisce, è essenziale ricordare che non tutti i grammi hanno lo stesso peso. La solidità di una filiera, la cura degli allevatori, la tutela dei territori, il rispetto degli animali e la capacità di innovare nel segno della trasparenza sono elementi che creano valore, non costi aggiuntivi. Sono ciò che permette al consumatore di fidarsi e all’intero sistema alimentare di restare competitivo nel lungo periodo.
I Formaggi dalla Svizzera, insieme alle altre filiere responsabili che stanno evolvendo il panorama agroalimentare, ribadiscono che tra prezzo e qualità non esiste una scelta binaria. Esiste la consapevolezza: far pesare ciò che conta davvero, oggi più che mai.