La Svizzera. Tensioni del presente, sfide del domani 10 Aprile 2026

IL LINGUAGGIO UNIVERSALE DELLO SPORT

Di Stefano Lazzarotto, Console Generale di Svizzera a Milano

La prima metà dell’anno 2026, il cui inizio è stato funestato dalla terribile tragedia di Crans-Montana, sarà anche ricordata da tutti i paesi al mondo con una tradizione di sport invernali – Svizzera inclusa – per lo svolgimento dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina, giunti rispettivamente alla XXV e XIV edizione. Milano-Cortina già si contraddistingue per l’importante decentralizzazione, in più sedi e territori, dello svolgimento delle gare e cerimonie di apertura e chiusura. Desta anche interesse la forte partecipazione, come testimoniano gli oltre 3.500 atleti annunciati e provenienti da più di 90 paesi.

Sono dati dei quali Pierre de Coubertin (1863-1937) si sarebbe compiaciuto, lui che nel 1894 diede vita al Comitato Olimpico Internazionale, ispirandosi agli antichi Greci (le parti in guerra stabilivano una tregua durante i Giochi) e promuovendo un’idea universale all’insegna della pace, della fratellanza tra popoli tramite lo sport e della condivisione di valori quali lo spirito di partecipazione più importante della vittoria. Nel 1896 si svolsero i primi Giochi Olimpici ad Atene.

È anche vero che i Giochi Olimpici, più ancora dei Campionati del Mondo, in virtù proprio della simbologia su cui si fondano, diventano l’occasione per momenti di celebrazione, carichi di emozione, di passione e orgoglio nazionali.

La Svizzera ufficiale ha voluto riproporre le House of Switzerland (HoS), sia pure in formato ridotto dopo Crans-Montana, nel miglior spirito decoubertiano: se da un lato esse si propongono (anche) come luoghi di celebrazione, dall’altro hanno la dichiarata ambizione di farlo con uno spirito aperto e soprattutto inclusivo verso tutti gli appassionati di sport a prescindere dalla loro nazionalità. Nella circostanza, le House si sono focalizzate sul tema dell’innovazione e della flora alpina: lo spazio circoscritto delle Alpi assume così una valenza fortemente interattiva, empatica, di dialogo e di scambio tra nazioni. Un ritorno alla natura e alla sua bellezza quale occasione di resilienza e di rinascita delle relazioni umane. 

I Giochi, forse più ancora delle altre sfide sportive, rappresentano un’occasione privilegiata per atleti olimpici e paralimpici, per affrontare sfide personali e andare oltre i propri limiti, conseguendo vittorie ma anche incorrendo in inevitabili delusioni.

Nel suo “Éloge de la faiblesse”, il filosofo vallesano Alexandre Jollien, nato con una paralisi cerebrale, trascende il proprio handicap trasformandolo in una risorsa grazie all’accettazione, accogliendo la fragilità che ne deriva piuttosto che sfuggirla. Uno dei ricordi più forti della mia esperienza professionale di questi ultimi anni è stato un evento in onore delle ragazze e dei ragazzi svizzeri che hanno preso parte agli Special Olympics nel marzo del 2025 a Sestrière. Toccare con mano il loro coraggio, la loro forza d’animo e il loro rispetto reciproco è stato un momento veramente speciale.

Spingendo lo spirito di de Coubertin oltre l’aspetto di partecipazione, cosa meglio del sorriso di Lara Gut-Behrami in conferenza stampa del 28 novembre 2025 per riaffermare tutta l’attualità e la pertinenza dello spirito olimpico al quale possono contribuire anche gli assenti? Dopo l’incidente nelle prove del Super G in Colorado, che di fatto conclude la sua stagione e ne preclude la partecipazione ai Giochi, Lara si è limitata ai fatti: lo sport è anche questo. 

Oltre a congratularci con i vincitori di medaglie olimpiche e con tutte le atlete e gli atleti di Milano-Cortina, un pensiero, in questo periodo storico contraddistinto da forti tensioni geopolitiche su scala globale, va quindi anche a quelle/i che non c’erano, perché non qualificati, infortunati o impossibilitati, ma che contribuiscono con i loro valori a promuovere la causa olimpica. Ciò a dimostrare che si può risultare sconfitti nell’immediato, ma vincenti sul piano delle crescite individuali, proprio nello spirito di progresso sociale auspicato da de Coubertin.

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