Intervista a Rudolf Minsch, Responsabile Politica economica generale & Politica estera, Capo economista, Membro della Direzione economiesuisse
Secondo una recente indagine condotta da UBS, i dazi doganali potrebbero avere un impatto sull’occupazione e sugli investimenti in Svizzera. Se queste sfide venissero gestite in modo efficace, quali leve economiche e politiche potrebbero sostenere la crescita del PIL e la solidità delle finanze federali a lungo termine?
Se la Svizzera vuole affrontare efficacemente queste sfide, deve agire innanzitutto là dove ha margine di manovra propria. La regolamentazione è una leva centrale: secondo i calcoli degli istituti di ricerca BSS e IFO, la Svizzera potrebbe risparmiare fino a 30 miliardi di franchi all’anno se la regolamentazione fosse resa più efficiente. Oggi, il numero di normative è in costante aumento e limita il margine di manovra delle imprese: lo “Swiss finish” è diventato un vero e proprio svantaggio competitivo. Parallelamente, l’accesso ai mercati mondiali deve essere preservato e ampliato il più possibile.
La Svizzera ha recentemente ottenuto alcuni successi, in particolare con la conclusione di accordi di libero scambio con l’India, il Mercosur e la Malesia. È inoltre fondamentale giungere rapidamente a un accordo commerciale vincolante con gli Stati Uniti. Altrettanto importante resta una forte base innovativa: ricerca e scienza hanno bisogno di libertà, di rete internazionale e di condizioni quadro affidabili. Infine, in considerazione dell’evoluzione demografica, la Svizzera deve garantire una forza lavoro sufficiente e un tetto demografico rigido porterebbe inevitabilmente al caos. L’economia si impegna per misure efficaci e mirate volte ad attenuare gli effetti negativi dell’immigrazione, ad esempio nel settore delle infrastrutture o degli alloggi. In materia d’asilo, ci aspettiamo che la Confederazione e i Cantoni applichino in modo rigoroso le leggi esistenti.
Qual è, secondo economiesuisse, l’approccio globale della Svizzera per gestire la forza del franco e mantenere la sua competitività internazionale, in particolare sul piano finanziario e fiscale?
L’approccio consiste essenzialmente nel proteggere i vantaggi strutturali della piazza economica e nell’attenuare gli svantaggi strutturali. Ciò implica, in primo luogo, un alleggerimento dei costi legati alla regolamentazione, che ad oggi sono troppo elevati e gravano pesantemente sulle imprese. In secondo luogo, l’accesso ai mercati internazionali è fondamentale. L’apertura commerciale offre all’economia orientata all’esportazione un margine di manovra per compensare il franco forte. In terzo luogo, la Svizzera deve mantenere elevata la sua capacità di innovazione, poiché il franco forte obbliga comunque le imprese a concentrarsi su attività ad alto valore aggiunto. Infine, l’accordo sull’elettricità concluso nell’ambito dei Bilaterali III contribuirà a ridurre i prezzi dell’elettricità e a rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento, un fattore importante nella concorrenza internazionale.
Quali strategie possono adottare le aziende svizzere per continuare a crescere e quali opportunità – in termini di investimenti, strumenti finanziari o politiche fiscali – potrebbero aprirsi per le aziende esportatrici nei prossimi mesi?
Molte aziende stanno già reagendo e adeguando le loro strategie di approvvigionamento e produzione. Alcune delocalizzano o diversificano i loro investimenti, altre rivedono la loro strategia di innovazione. La produzione è sempre più orientata a soddisfare la domanda locale: negli Stati Uniti per il mercato americano, in Europa per l’Europa e in Cina per la Cina.
Questa regionalizzazione è garanzia di stabilità e riduce i rischi, anche se generalmente comporta costi maggiori. Proprio nelle catene del valore europee fortemente integrate si manifestano anche effetti indiretti delle condizioni normative e fiscali nazionali: gli incentivi all’investimento in singoli mercati possono influenzare le decisioni lungo l’intera catena del valore, fino ai fornitori e ai clienti finali. Le opportunità si presentano al contempo attraverso nuovi accordi di libero scambio e attraverso la distensione nei rapporti doganali con gli Stati Uniti, che riduce gli svantaggi competitivi. Nel complesso, la diversificazione – geografica, tecnologica e organizzativa – diventa uno dei più importanti motori di crescita.
Quali sono le principali strategie che consentono alle aziende svizzere di prosperare e quali opportunità specifiche di investimento o di ottimizzazione fiscale potrebbero presentarsi a breve termine per gli esportatori?
Hanno successo quelle aziende che rimangono flessibili e organizzano la propria produzione nonché le proprie catene di approvvigionamento in modo resiliente. La pandemia e le attuali tensioni geopolitiche hanno mostrato che sicurezze, ridondanze e margine di manovra devono oggi essere ponderati notevolmente più di quanto avveniva in passato. A causa dell’elevato livello dei costi in Svizzera, le aziende si concentrano su attività ad alto valore aggiunto.
Nel breve termine le opportunità si presentano attraverso il trasferimento della produzione più vicino ai mercati di sbocco, attraverso aumenti di efficienza e attraverso investimenti mirati in ricerca e sviluppo nella sede svizzera, dove il grado di qualificazione elevato dei dipendenti e le forti funzioni di holding offrono vantaggi. Dal punto di vista fiscale e organizzativo le aziende beneficiano in particolare quando rafforzano le funzioni di R&S e allineano le proprie strutture globali in modo che il valore aggiunto si generi là dove è più efficiente.
Le esportazioni svolgono un ruolo fondamentale per l’economia svizzera. In un contesto caratterizzato da forti interconnessioni europee, politiche commerciali globali e tensioni geopolitiche, come può la Svizzera valorizzare la stabilità e lo status di valuta rifugio del franco per rafforzare la propria resilienza e il proprio ruolo sulla scena commerciale internazionale?
La Svizzera continua a prosperare perché è aperta e, allo stesso tempo, offre condizioni quadro stabili e affidabili. È proprio in questa direzione che deve concentrare i propri sforzi. Il mondo si sta muovendo verso un sistema in cui la “legge del più forte” torna ad affermarsi sempre più spesso. È proprio per questo che per la Svizzera è importante stabilizzare le relazioni bilaterali con l’UE, poiché l’Europa è il suo partner commerciale più importante.
I Bilaterali III aumentano per le aziende la sicurezza di pianificazione. Parallelamente, è necessaria una politica di libero scambio attiva, come dimostrano gli accordi recentemente rinegoziati con l’India, la Malesia e i paesi del Mercosur. Il fatto che le imprese svizzere sviluppino sempre più la loro produzione nei mercati di destinazione non indebolisce la piazza economica svizzera, al contrario la Svizzera ne beneficia poiché le aziende globali mantengono le loro attività di ricerca, sviluppo e le funzioni di holding nel nostro Paese. Senza contare che il franco svizzero rimane un simbolo di stabilità.
Se le condizioni quadro politiche sono favorevoli e la regolamentazione non è eccessiva, la Svizzera può trarre vantaggio da questa stabilità per rimanere un partner commerciale affidabile, innovativo e prospero, anche in un mondo frammentato.