A cura di Stefano Colombo, CEO di Stan2services Sagl e Consigliere di Swiss Chamber
In un mondo in continua evoluzione, la capacità di innovare è la chiave della competitività. Ma da dove nasce davvero l’innovazione? Spesso la associamo a tecnologie rivoluzionarie, start-up di successo o grandi investimenti.
Tuttavia, alla base di tutto c’è qualcosa di più profondo: la formazione e la ricerca. Sono questi i pilastri che alimentano le idee e le trasformano in soluzioni concrete, capaci di generare imprese che cambiano il mondo. Grazie al contributo dei politecnici e delle istituzioni di alta formazione, si costruisce un ecosistema che favorisce la collaborazione tra università, imprese e società. Un ambiente che crea opportunità per i giovani talenti e sostiene lo sviluppo economico del Paese. In Svizzera, questo legame è evidente. Il Paese è da anni in cima al “Global Innovation Index”, confermandosi leader mondiale.
Nel 2024, la Svizzera ha investito oltre 2,4 miliardi di franchi in startup hi-tech, sostenendo un ecosistema che conta circa 26.000 startup attive e beneficia di infrastrutture scientifiche di livello mondiale come il CERN e gli Switzerland Innovation Parks. Un ruolo decisivo lo gioca anche il settore privato la cui la spesa in ricerca e sviluppo ha raggiunto, nel 2023, 25,9 miliardi di franchi, pari al 3% del PIL, con il 70% proveniente dalle imprese.
Le università svizzere svolgono un ruolo da protagoniste di questa dinamica. ETH – Politecnico Federale di Zurigo e EPFL – Scuola Politecnica Federale di Losanna, per citare le due più prestigiose, non sono solo università, ma veri e propri laboratori di innovazione, dove la ricerca si traduce in start-up e spin-off che conquistano il mercato. L’ETH, ad esempio, ha registrato 43 nuovi spin-off nel 2023, un record storico, con focus su intelligenza artificiale, robotica e biotecnologie. Questo successo è alimentato da un sistema educativo che integra formazione accademica di eccellenza e percorsi di trasferimento tecnologico, favorendo la nascita di imprese innovative. Anche l’Italia negli ultimi anni ha compiuto passi significativi. Le start-up innovative sono più che raddoppiate, superando quota 12.000, con un fatturato complessivo di 7,6 miliardi di euro. Dal 2012 al 2023 hanno creato oltre 60.000 posti di lavoro, e gli investimenti in venture capital hanno raggiunto 1,5 miliardi di euro nel 2024.
Il PNRR ha dato una spinta decisiva, destinando 8,5 miliardi di euro alla missione “dalla ricerca all’impresa”. La sfida resta quella di sviluppare un ecosistema più integrato, capace di collegare università, imprese e istituzioni in modo stabile, continuativo e sostenendo il trasferimento tecnologico attraverso attori che favoriscono la connessione tra ricerca e mercato.
Il divario con gli Stati Uniti rimane però significativo: Stanford e MIT generano centinaia di start-up ogni anno. Tuttavia, i segnali di sviluppo non mancano. La chiave per il futuro è chiara: investire in formazione di qualità, ricerca avanzata e trasferimento tecnologico, per trasformare idee in imprese e talento in innovazione. Nelle pagine successive parliamo di formazione e ricerca come motore di innovazione e start-up con alcune delle personalità più autorevoli in Svizzera e Italia.