Intervista a Luciana Vaccaro, President of Swissuniversities
Qual è il ruolo della formazione universitaria nel creare un ecosistema favorevole all’innovazione e alle start-up?
Credo che l’università, in generale, sia uno spazio privilegiato di incontro, sviluppo e scambio, dove si creano e si trasferiscono il sapere e le conoscenze. Alla HES-SO (Scuola universitaria professionale della Svizzera Occidentale) abbiamo legami forti con i nostri territori – imprese, servizi pubblici, attori socio-sanitari, PMI. All’interno di questo ecosistema siamo, allo stesso tempo, motore e catalizzatore dell’innovazione, all’incrocio tra i bisogni degli studenti, della società e le aspettative del mercato del lavoro. Attraverso queste connessioni concrete – che si materializzano nei progetti, negli stage e nei partenariati – la HES-SO cerca di integrare sistematicamente nei curricula i temi del futuro: sostenibilità, digitalizzazione, intelligenza artificiale e competenze trasversali, affinché i nostri studenti siano capaci non solo di immaginare il domani, ma di costruirlo.
Quali sono gli ingredienti chiave affinché la ricerca si trasformi in soluzioni pratiche e applicabili sul mercato e in start-up scalabili? Dove vede oggi i maggiori colli di bottiglia?
Credo fermamente che una conoscenza approfondita del contesto in cui operiamo sia la chiave per guidare il cambiamento. Per questo, serve coltivare un dialogo costante con partner economici, culturali e sociali per comprendere in modo realistico bisogni e sfide e tradurli in soluzioni ad alto impatto. Da questa osservazione del sistema emergono due conseguenze per noi e per le start-up: in primo luogo, l’innovazione – dunque le soluzioni pratiche e applicabili sul mercato – è transdisciplinare e non si limita ad una prospettiva tematica. Ad esempio, alla HESSO, 10 anni fa, abbiamo lanciato il percorso formativo Innokick, per stimolare l’innovazione, l’approccio transdisciplinare e la cultura imprenditoriale presso i nostri studenti. In secondo luogo, è fondamentale fornire competenze ai nostri giovani per superare gli ostacoli che sono inerenti ai processi di innovazione: capacità di trovare finanziamenti, capacità di coniugare competenze tecnologiche e visione business e – forse la cosa più importante – capacità di affrontare i rischi.
Nelle start-up e nelle iniziative imprenditoriali il fallimento è parte del percorso. Come si può integrare questa idea nei percorsi universitari, dove storicamente si premia solo l’eccellenza “senza errori”?
È vero che il mondo accademico ha storicamente mostrato un’avversione verso l’errore, mentre numerose storie di successo dimostrano che il fallimento è una tappa imprescindibile del processo di conoscenza scientifica e di conseguenza di innovazione. È fondamentale introdurre nei nostri programmi di formazione il diritto all’errore: significa creare un contesto in cui si osa sperimentare e assumere rischi. È così che possono emergere le idee più audaci: ogni fallimento porta con sé insegnamenti preziosi che alimentano l’esperienza e rafforzano le competenze. L’errore è una tappa in un processo; non è qualcosa che ci definisce. Non dobbiamo solo accettare l’errore, ma imparare a valorizzarlo come leva di creatività, progresso e innovazione.
Quali trend innovativi emergeranno nei prossimi anni e offriranno le maggiori opportunità di crescita per start-up e imprese?
Non posso non parlare dell’intelligenza artificiale. Ovviamente, i suoi strumenti sono ormai imprescindibili e stanno trasformando il modo in cui apprendiamo, lavoriamo e innoviamo. Tuttavia, sarebbe riduttivo limitare il futuro alla sola tecnologia. Credo che comunque la differenza la faccia il fattore umano: capacità di cooperare, di usare la tecnologia in modo etico e sostenibile, di capire problemi e di sviluppare progetti ad alto impatto. Lo scopo è di rispondere alle evoluzioni della nostra società e alle sfide complesse che essa deve affrontare. Per questo considero la connessione umana il vero catalizzatore del cambiamento – e la sua importanza non fa che crescere. In conclusione vorrei comunque ricordare che il più grande progresso degli ultimi 100 anni nel mondo occidentale è stato la democrazia ed i suoi valori civili.