Di Alfonso Molina, Personal Chair in Technology Strategy Università di Edimburgo e Co-fondatore e Direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale
Viviamo una fase storica segnata da tensioni profonde e da un crescente disorientamento. Viviamo una fase storica segnata da tensioni profonde e da un crescente disorientamento. Facciamo sempre più fatica a immaginare il progresso come orizzonte condiviso. Soprattutto i giovani si confrontano con fragilità sociali e incertezza delle traiettorie di vita, con un livello insufficiente di competenze per affrontare la velocità della trasformazione tecnologica.
L’intelligenza artificiale e la robotica non sono semplici fattori tecnici di cambiamento, ma tecnologie strategiche che incidono sulle forme del lavoro e sull’organizzazione sociale. Secondo il World Economic Forum1 , entro il 2030 la trasformazione del lavoro porterà alla creazione di circa 170 milioni di nuovi posti e alla scomparsa o trasformazione di 92 milioni di ruoli, con un saldo positivo di 78 milioni.
Le mansioni cognitive più ripetitive rischiano una forte contrazione, mentre cresce la domanda di upskilling e reskilling, soprattutto per i giovani.
In questo contesto il “Manifesto per un’azione collettiva su intelligenza artificiale e robotica”2 , presentato alla RomeCup 2024, propone un cambio di paradigma: dall’adozione passiva delle tecnologie alla loro costruzione come beni relazionali e sociali, da progettare e governare con alleanze tra educazione, ricerca, imprese e istituzioni. Con la stessa prospettiva il “Premio Most Promising Researcher in Robotics and Artificial Intelligence”3 , già che nelle sue prime edizioni ha valorizzato progetti di frontiera sviluppati da giovani ricercatori, dalla robotica bio-cooperativa alla riabilitazione avanzata fino alla chirurgia robot-assistita. Una staffetta generazionale che mostra come la convergenza tra intelligenza artificiale, robotica e ricerca possa generare innovazione orientata all’impatto sociale.
Scuola e università rappresentano una infrastruttura culturale decisiva per orientare il cambiamento. Il modello di “Educazione per la vita” si colloca in questo spazio: integra conoscenze codificate con capacità cognitive, relazionali, etiche e progettuali, preparando le persone ad agire nella complessità e non solo a subirla. Strumenti di sviluppo come il “Personal Ecosystem Canvas (PEC)”4 aiutano i giovani ad agire nella complessità.
Se inserita all’interno di “constituencies sociotecniche”5 , alleanze dinamiche tra educazione, istituzioni, imprese e comunità, l’intelligenza artificiale può rafforzare questi ecosistemi e amplificare le intelligenze collettive. Senza una visione educativa e sociale, al contrario, rischia di accentuare solitudini e disuguaglianze.
Le tensioni sociali che oggi osserviamo, in particolare tra i giovani, sono il segnale di una trasformazione profonda. Riconoscerle significa assumere una responsabilità collettiva: educare, progettare e governare la convergenza tra intelligenza artificiale e robotica affinché diventi uno strumento di coesione e sviluppo umano.