La Svizzera. Tensioni del presente, sfide del domani 10 Aprile 2026

COESIONE E COMPETITIVITÀ PER L’EUROPA DEL FUTURO

Intervista a Tommaso Foti, Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione del Governo italiano


Lei ha sottolineato l’importanza non solo dell’entità della spesa nazionale con il PNRR e i fondi di coesione, ma anche di come queste risorse vengano allocate per ottenere impatti concreti per imprese e cittadini. Alla luce delle tensioni economiche e delle disparità sociali attuali, quali strumenti di valutazione e monitoraggio propone per misurare il beneficio sociale di questi investimenti?

Una delle criticità della politica di coesione riguarda la difficoltà di dimostrare quanto i fondi contribuiscano realmente al raggiungimento degli obiettivi nazionali, regionali ed europei. Spesso l’attenzione si concentra sulla spesa e sulla conformità normativa più che sull’impatto concreto delle politiche su cittadini, imprese e territori. 

L’esperienza del PNRR ha evidenziato i vantaggi di un approccio basato sulle performance, che orienta gli investimenti verso risultati tangibili come la creazione di occupazione, l’accesso ai servizi e il miglioramento delle competenze. In questa direzione, l’Italia sta già sperimentando alcuni di questi principi nell’attuale ciclo di programmazione della politica di coesione, anche in vista del dibattito europeo sul futuro dei finanziamenti dopo il 2027. 

Con la riforma della politica di coesione del 2024 è stato introdotto un sistema di monitoraggio rafforzato dei progetti strategici, che consente di seguire con maggiore continuità lo stato di avanzamento degli interventi, individuare criticità e rafforzare il coordinamento tra le amministrazioni coinvolte. Questo sistema non si limita a verificare la spesa, ma si concentra anche sulla coerenza strategica e sul raggiungimento di precise tappe procedurali fino alla conclusione degli interventi. Nel 2025 sono stati individuati 239 interventi strategici, per un valore complessivo di 3,7 miliardi di euro.

Per rafforzare la capacità di valutare l’impatto degli investimenti pubblici si sta lavorando su tre direttrici principali: migliorare i sistemi di monitoraggio e raccolta dati, introducendo indicatori di risultato oltre a quelli finanziari; rafforzare trasparenza e responsabilità pubblica, anche attraverso strumenti di open data come il portale OpenCoesione; e collegare più strettamente programmazione e valutazione, affinché i risultati ottenuti orientino le future scelte di investimento. La politica di coesione ha inoltre dimostrato negli anni una forte capacità di adattamento alle crisi. Le sue risorse hanno sostenuto la risposta alla pandemia da Covid-19 e alla crisi energetica seguita alla guerra della Russia contro l’Ucraina. Attraverso riprogrammazioni strategiche sono stati destinati 4,6 miliardi di euro alla piattaforma STEP per tecnologie digitali, biotecnologie e tecnologie pulite, e circa 2,6 miliardi di euro – nell’ambito del riesame intermedio dei programmi – a priorità come housing, resilienza idrica, transizione energetica e preparazione civile.

La coesione non è solo una questione di risorse, ma soprattutto di responsabilità verso la società. Secondo Lei, come possono i fondi UE 2021-2027 tradurre questo principio irrinunciabile in politiche capaci di contrastare le disuguaglianze territoriali?

Negli ultimi decenni la politica di coesione ha contribuito alla crescita, all’occupazione e al rafforzamento della capacità amministrativa, dimostrando anche capacità di risposta alle crisi. Tuttavia persistono forti divari territoriali e nuove sfide – come transizione climatica e digitale, competizione globale e cambiamenti demografici – rischiano di ampliarli.

Per questo la programmazione 2021- 2027 si concentra su alcune priorità strategiche: sostegno all’innovazione e alla competitività delle imprese, investimenti nelle transizioni digitale e verde, rafforzamento delle competenze e dell’occupazione, in particolare per giovani e donne, e miglioramento delle infrastrutture e dei servizi pubblici. Con la revisione intermedia dei programmi sono state inoltre rafforzate alcune priorità emergenti, tra cui tecnologie critiche, decarbonizzazione, housing, resilienza idrica, transizione energetica e sicurezza, insieme al potenziamento della capacità amministrativa. 

Un elemento centrale resta l’approccio place-based, che permette di adattare gli interventi alle specificità dei territori e valorizza il ruolo delle amministrazioni locali. In questo quadro sono state rafforzate sia le strategie urbane, per affrontare sfide come rigenerazione urbana, mobilità sostenibile e cambiamenti climatici, sia le politiche per le aree interne, per contrastare spopolamento, invecchiamento della popolazione e disuguaglianze nell’accesso ai servizi.


Con l’avvicinarsi della conclusione del ciclo di programmazione dei fondi UE 2021-2027, quali lezioni andrebbero tratte dall’esperienza dei fondi di coesione per disegnare la prossima fase delle politiche europee, affinché rispondano ancora meglio alle nuove sfide che ci troviamo ad affrontare?

L’esperienza della programmazione 2021-2027 offre indicazioni importanti per il futuro della politica di coesione. È necessario preservarne il ruolo di politica strutturale dell’Unione europea, basata su programmazione pluriennale, risorse dedicate e forte radicamento territoriale, con l’obiettivo di ridurre i divari tra regioni. 

Tra le principali lezioni emerge l’importanza di rafforzare l’orientamento ai risultati, migliorando la valutazione degli effetti degli investimenti pubblici, e di promuovere una maggiore semplificazione, per rendere più efficienti procedure e controlli e facilitare l’attuazione dei programmi. 

Un altro elemento chiave è la flessibilità, che ha permesso di riorientare i programmi verso nuove priorità strategiche. In Italia, con il riesame intermedio, sono stati riallocati 3,6 miliardi di euro. Infine, l’esperienza dimostra che coesione e competitività possono procedere insieme: gli investimenti in innovazione e tecnologie strategiche, come nel caso della piattaforma STEP, possono ridurre i divari territoriali e rafforzare la competitività europea, promuovendo uno sviluppo equilibrato dei territori.

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