Di Maike Cruse, Director Art Basel in Basel
Sappiamo che Art Basel non è solo la fiera d’arte moderna e contemporanea più prestigiosa al mondo, ma ha anche come chiaro obiettivo essere catalizzatore di trasformazioni urbane, come ha dimostrato il progetto “Parcours”. In che modo Art Basel può promuovere un senso di inclusione e appartenenza tra tutti i cittadini, anche quelli che non sono tradizionalmente parte del mondo dell’arte?
Art Basel fa parte della vita culturale di Basilea da oltre cinquant’anni. Per noi è fondamentale che l’arte non si svolga esclusivamente all’interno dei padiglioni fieristici, ma che venga portata consapevolmente nello spazio pubblico. Attraverso formati ad accesso libero come “Parcours” e le commissioni pubbliche in Messeplatz e Münsterplatz, creiamo occasioni d’incontro con l’arte contemporanea indipendentemente dalle conoscenze pregresse o dal possesso di un biglietto.
Nel 2026 “Parcours” sarà dedicato al tema della Conviviality – a cura di Stefanie Hessler, Direttrice dello Swiss Institute di New York – e affronterà le dinamiche del vivere insieme. Le opere si sviluppano nel tessuto urbano e instaurano un dialogo diretto con la città. Anche le commissioni pubbliche di Nairy Baghramian e Ibrahim Mahama estendono la presenza della fiera fino al centro storico. In questo senso, intendiamo Art Basel non come un evento isolato, ma come parte integrante del tessuto urbano, sia culturalmente sia economicamente.
Art Basel rappresenta non solo Basilea ma anche un pezzo dell’identità culturale svizzera nel mondo. In che modo la fiera, attraverso le sue selezioni e i programmi pubblici, stimola un dialogo attivo e costruttivo tra la scena artistica nazionale svizzera e la prospettiva internazionale, contribuendo a una ridefinizione più dinamica e inclusiva dell’identità culturale svizzera?
Art Basel è radicata a livello locale e al tempo stesso orientata globalmente. Consideriamo questa doppia dimensione come un’opportunità. Con 290 gallerie provenienti da 43 paesi e territori, la fiera riflette la diversità internazionale delle pratiche artistiche. Le gallerie e gli artisti svizzeri entrano così in dialogo diretto con prospettive globali.
Attraverso l’arte nello spazio pubblico e programmi aperti a tutti, questo dialogo si estende oltre la comunità professionale. L’identità culturale non è per noi qualcosa di statico, ma un processo dinamico che si arricchisce attraverso l’incontro internazionale.
La Svizzera si posiziona come un hub globale per l’arte contemporanea. Qual è la responsabilità di Art Basel, in quanto attore di influenza mondiale, nel riconoscere e dare voce, attraverso il suo palcoscenico, a narrazioni e artisti che affrontano direttamente le tensioni socio-politiche e ambientali, sia a livello globale che all’interno della comunità svizzera?
Art Basel è al tempo stesso mercato e spazio di risonanza. Nei settori Statements, Premiere, Feature e Unlimited numerosi progetti affrontano temi quali identità, strutture di potere o trasformazione ecologica. L’arte contemporanea riflette le tensioni sociali e può aprire nuovi spazi di pensiero e di azione. Non perseguiamo un’agenda politica. Il nostro compito è creare cornici aperte e pluralistiche in cui possano emergere voci diverse. Iniziative come gli Art Basel Awards, le cui prime commissioni pubbliche saranno realizzate a Basilea nel 2026, ampliano ulteriormente questa responsabilità: costituiscono una piattaforma di sostegno a lungo termine che riconosce l’eccellenza artistica e ne garantisce una visibilità duratura. Il nostro obiettivo è contribuire a un ecosistema artistico riflessivo, inclusivo e orientato al futuro, in Svizzera e a livello internazionale.
Riconoscendo che Art Basel è contemporaneamente un hub culturale e un mercato globale con interessi molto diversi, come gestite la necessità di mediare tra gli imperativi commerciali del mercato dell’arte e le aspettative sociali e i valori ESG delle comunità e delle istituzioni svizzere? Come può questa mediazione trasformarsi in un modello operativo che catalizzi un cambiamento positivo per l’intero ecosistema artistico?
Art Basel opera consapevolmente nel punto di intersezione tra piattaforma culturale e mercato globale. Le nostre azioni si basano sulla strategia di sostenibilità della nostra società madre, MCH Group, che definisce il quadro vincolante dei nostri obiettivi ambientali, sociali ed economici.
La sostenibilità non è un elemento accessorio, ma parte integrante del nostro modello operativo. Insieme a MCH Group perseguiamo l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 (net zero). Entro il 2030 prevediamo di ridurre del 50% le emissioni dirette (Scope 1 e 2) e del 20% quelle indirette (Scope 3). In qualità di membri attivi della Gallery Climate Coalition, ci impegniamo inoltre per progressi concreti nella riduzione delle emissioni e dei rifiuti a livello di settore.
Parallelamente rafforziamo il nostro contributo economico, sociale e culturale attraverso processi responsabili, la collaborazione con partner locali e un dialogo continuo con diversi stakeholder. Non intendiamo questa mediazione come un equilibrio tra opposti, ma come un’evoluzione strategica del nostro modello operativo: successo economico, responsabilità ecologica e valore sociale devono rafforzarsi reciprocamente.