SPS Supporta le aziende nell’affrontare le grandi sfide in un mondo di cambiamenti.
Lo racconta Alessandro Faccendetti, CEO di SPS Italia e Spagna
Viviamo in un’epoca di trasformazioni profonde e rapide, guidate dall’innovazione tecnologica. Tra queste, l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo di lavorare, comunicare e gestire le informazioni. Tuttavia, in questo scenario di cambiamento, emerge con forza il fattore H: il ruolo centrale e insostituibile degli esseri umani. Le persone restano il fulcro di ogni processo decisionale e creativo, sia nelle aziende sia nella società. Non può esistere azienda senza persone.
Le organizzazioni, per affrontare le sfide odierne, devono ripensare il rapporto tra tecnologia e capitale umano, promuovendo una sinergia che valorizzi competenze, intuizioni e capacità relazionali. L’IA, per esempio, non deve sostituire l’essere umano, ma potenziarlo, liberandolo da compiti ripetitivi e consentendogli di concentrarsi su attività ad alto valore aggiunto.
Un esempio emblematico è l’applicazione dell’IA alla gestione documentale e della posta, ambiti spesso percepiti come semplici
o burocratici, ma che rappresentano un nodo strategico per l’efficienza aziendale. Oggi, le tecnologie di machine learning e analisi semantica permettono di classificare documenti, smistare comunicazioni e ottimizzare flussi informativi con velocità e precisione senza precedenti. Questo consente ai dipendenti di ridurre drasticamente il tempo dedicato a operazioni manuali e di focalizzarsi su attività più strategiche, come l’elaborazione di soluzioni innovative o l’interazione con i clienti.
SPS si pone come leader di mercato in questo contesto e grazie a una giusta combinazione di macchine e persone, riesce a garantire processi rapidi, precisi ma, soprattutto, immediatamente operativi. L’adozione di tecnologie avanzate pone anche interrogativi cruciali, alcuni dei quali richiederebbero una lunga trattazione separata. Come possiamo ad esempio garantire che l’IA rispetti valori etici e che come service provider che la utilizzano applichiamo gli stessi principi? Qual è il limite tra automazione e controllo umano?
Qui entrano in gioco le risorse umane e l’esperienza pluriennale che abbiamo maturato in questo contesto. È necessario sviluppare una leadership consapevole, capace di integrare le competenze tecnologiche con una visione legata alle persone. L’IA può essere uno strumento potente, ma solo se è al servizio delle persone, e non viceversa. In questi anni abbiamo lavorato non solo per mettere l’accoppiata persone e tecnologia al centro del nostro progetto imprenditoriale, ma anche per trarne il massimo in termini di efficienza: dalla gestione delle sale posta, alla scansione e indicizzazione sino all’outtasking, non c’è area della nostra azienda che sia scevra di tecnologie innovative e personale che ne massimizzi l’impatto.
Nella società, il fattore H si manifesta come la capacità di adattamento, resilienza e creatività. Le sfide globali, dal cambiamento climatico alla trasformazione digitale, richiedono una nuova consapevolezza: dobbiamo saper interpretare i dati e prendere decisioni che tengano conto degli impatti sociali, culturali e ambientali. È qui che l’intelligenza artificiale e il capitale umano
si incontrano, in una sinergia che può generare un progresso sostenibile. In questo contesto, il ruolo delle aziende non è solo quello di innovare, ma anche di educare e ispirare. Creare un ambiente in cui la tecnologia amplifica il talento umano significa investire non solo in software e algoritmi, ma anche nella formazione e nel benessere delle persone.
Il fattore H non è una variabile accessoria, ma anzi, fattore trainante: è il cuore pulsante del cambiamento. In un mondo sempre più digitale, il vero valore differenziante sarà la capacità di mantenere viva la dimensione umana, quella che ci consente di immaginare, connettere e costruire un futuro migliore.