Le chiavi per la transizione verso lo sviluppo sostenibile spiegate da Enrico Giovannini,
Direttore scientifico di ASviS

A ottobre scorso è uscito il Rapporto ASviS 2023: cosa è emerso?

“Il Rapporto descrive lo stato dell’arte, a livello mondiale, europeo e nazionale, in termini di attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Dallo studio emerge chiaramente che la situazione è tutt’altro che favorevole a livello globale. La pandemia, la guerra in Ucraina, l’inflazione hanno fatto retrocedere il mondo rispetto alla traiettoria di sviluppo immaginata dall’Agenda 2030. Per ciò che concerne l’Italia, purtroppo, a differenza di quanto fatto dall’Unione Europea, il nostro Paese non ha abbracciato con determinazione e concretezza la strada verso lo sviluppo sostenibile.

All’Italia è mancata e manca tuttora una prospettiva integrata delle diverse politiche ambientali, sociali, economiche e istituzionali per la sostenibilità. Certo, dal 2015 in avanti ci sono stati progressi e decisioni positive, ma l’assenza di un impegno unanime e coordinato da parte delle istituzioni, delle imprese e delle forze politiche e sociali impedisce all’Italia di accelerare la transizione e contenere l’aumento delle disuguaglianze.

Tra il 2015 e il 2019, per esempio, la quota di famiglie in condizione di povertà assoluta è salita dal 6,1% al 7,5%; inoltre, abbiamo ancora 1,7 milioni di giovani che non studiano e non lavorano. Sul piano ambientale si registra il 42% di perdite dai sistemi idrici, mentre il degrado del suolo interessa il 17% del territorio nazionale.

Per quanto riguarda la dimensione economica passi avanti sono stati compiuti per l’economia circolare (il consumo materiale pro capite si è ridotto del 33% in dieci anni) ed è cresciuto il tasso di innovazione (+21% tra il 2010 e il 2018), ma molte imprese mostrano ancora forti resistenze a investire nella trasformazione digitale ed ecologica. Nell’ultimo decennio sono inoltre cresciuti alcuni reati contro la per- sona, come le violenze sessuali (+12,5%) e le estorsioni (+55,2%), ed è forte anche l’aumento di tutti i reati informatici, quali truffe e frodi (+152,3% rispetto al 2012).”

L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite stabilisce 17 Obiettivi per affrontare le sfide globali: fame, salute, acqua, povertà, energia, infrastrutture, occupazione, disuguaglianze, clima, pace, istruzione. Quali i maggiori ostacoli per il raggiungimento di questi entro il 2030? C’è la necessità di rivedere i tempi?

“L’Agenda 2030 è minacciata dalla mancanza di risorse finanziarie per molti stati in tutto il mondo, dal crescere delle disuguaglianze, dalle crisi ambientali, dai conflitti, dalla scarsa cooperazione internazionale, dalla consapevolezza limitata e dall’instabilità politica. Affrontare queste sfide richiede uno sforzo multilivello, dalla scala della politica internazionale a quella statale, dalle amministrazioni locali ai singoli individui.

Rivedere i tempi di attuazione dei 17 Obiettivi e 169 Target approvati nel 2015, rischierebbe di far rimandare ancora una volta decisioni che invece dobbiamo prendere oggi, come sottolinea la comunità scientifica, e investire per affrontare grandi questioni da cui dipende il benessere dell’umanità, quali la crisi climatica e la perdita di biodiversità. Non possiamo perdere ulteriore tempo. Dobbiamo accelerare, non rallentare.”

Istituzioni e aziende insieme per un futuro sostenibile: cosa prevede la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile pubblicata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (8 novembre 2023, ndr)?

“La Strategia, che rappresenta un passo avanti importante rispetto a quella approvata nel 2018, indica con chiarezza 72 obiettivi strategici correlati ai 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 e individua le leve abilitanti per integrare pienamente la sostenibilità in tutte le politiche pubbliche. Con sette anni di ritardo rispetto alla firma dell’Agenda 2030, la coerenza delle politiche, la cultura dello sviluppo sostenibile e la partecipazione della società civile – tutti elementi sistematicamente proposti dall’ASviS in questi otto anni di lavoro – sono diventati finalmente centrali, ma ora bisogna passare dalle parole ai fatti, soprattutto in termini di coerenza delle politiche pubbliche. Ci auguriamo che il governo si impegni a colmare i numerosi e gravi ritardi accumulati finora, sia a livello nazionale che internazionale, anche stimolando l’azione dei Paesi del G7, di cui l’Italia ha la presidenza nel 2024.”

“L’Utopia Sostenibile”: come scriveva nel suo libro del 2018, il cambiamento parte da come vediamo, interpretiamo e affrontiamo i problemi del nostro tempo. Cosa serve per renderlo concreto?

“Lo sviluppo sostenibile richiede un approccio olistico che coinvolge i diversi settori della società. Formazione e informazione sui temi ambientali, economici e sociali sono tra gli elementi necessari per spingere individui, comunità e aziende ad abbracciare il paradigma della sostenibilità e trasformare l’utopia in azioni concrete. I governi devono attuare politiche che promuovano tecnologie e organizzazioni della vita delle imprese e degli individui orientate alla sostenibilità. Le imprese devono assumere chiare responsabilità sociali ed ecologiche, adottando pratiche produttive eco-compatibili lungo tutta la catena di approvvigionamento.

L’impatto delle azioni intraprese deve essere monitorato in maniera costante, per intervenire e apportare miglioramenti nel corso dei cambiamenti. Insomma, una collaborazione tra tutti, e a ogni livello, è la chiave per rendere effettiva e tangibile la transizione verso uno sviluppo sostenibile. E si può fare, anzi si deve. Perché l’alternativa a uno sviluppo sostenibile è uno sviluppo insostenibile come l’attuale. E vediamo i danni che tutto ciò provoca e sempre più provocherà alle persone e al Pianeta.”

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