La Svizzera. Nuovi orizzonti: percorsi di innovazione e sostenibilità tra Svizzera e Italia 11 Aprile 2024

AMBIENTE, SOCIETÀ, ECONOMIA. LA DELICATEZZA DELL'EQUILIBRIO

Con Davide Chiaroni, Co-fondatore Energy & Strategy, Politecnico di Milano,
per parlare delle sfide trasformative del sistema economico

Cosa significa rendere un’impresa sostenibile?

“Oggi il concetto di sostenibilità si è ampliato. Siamo passati dalla sostenibilità ambientale intesa in senso stretto a un’attenzione alla sostenibilità più ampia, quella della triple bottom line – quindi economica, ambientale e sociale. Far diventare un’impresa sostenibile significa renderla in grado di coniugare i tre aspetti, sviluppare la capacità di continuare a fare il proprio business in maniera efficace generando sia valore per l’impresa e per i suoi azionisti sia ricadute positive sul fronte ambientale.
Bisogna fare in modo di trovare il migliore equilibrio tra le effettive possibilità dell’impresa di ridurre il proprio impatto e le azioni e le decisioni che vengono poi prese per farlo. E poi c’è un altro tema altrettanto importante. Quello della sostenibilità sociale, con due declinazioni: da un lato l’impatto dell’impresa nelle comunità in cui opera, ponendo quindi l’attenzione alle ricadute non soltanto economiche ma anche sociali; dall’altro, in un sistema sempre più interconnesso e globale, l’attenzione affinché tutte le attività dell’impresa abbiano alle spalle attività che siano socialmente accettabili. Infine, l’ultimo tassello evolutivo di questa visione della sostenibilità – da economica a economica e ambientale, a economica, ambientale e sociale – riguarda il fatto che sempre più spesso il concetto di sostenibilità non è limitato al perimetro dell’impresa, ma è l’impresa nel suo ecosistema. Non basta più che si comporti bene con i propri dipendenti o con le comunità con cui è direttamente coinvolta, ma si deve accertare che tutta la sua catena di fornitura da un lato e di distribuzione dall’altro facciano lo stesso. Un concetto diventato più ampio, sfidante e con più attenzione al fatto che l’impresa sia trasparente anche dal punto di vista della comunicazione. C’è sempre maggiore consapevolezza da parte dei clienti e della società rispetto a quanto questi aspetti vadano trattati come un processo di business. Aspetti che vanno quindi analizzati, misurati, che devono entrare a far parte del modo di fare impresa.”

Strategie di sostenibilità, fattori ESG e DE&I: qual è la loro incidenza sulla valutazione di un’azienda?

“Ci sono due aspetti fondamentali in riferimento a questi temi che impattano sulla vita dell’azienda. Uno in particolare, la visibilità dell’azienda rispetto al sistema dei clienti e a quello sociale. L’azienda che non dimostra di prendere azioni concrete per migliorare i propri processi di inclusione, evitare che si creino diseguaglianze e bias evidenti al proprio interno, oggi è messa sotto i riflettori. E ovviamente più grande è l’impresa più questa tematica diventa importante. Ma c’è anche un secondo aspetto, spesso sottovalutato. Ovvero la rilevanza di questi temi nei processi di recruitment: oggi un’azienda che voglia attrarre talenti deve dimostrare loro di prendersi cura di queste tematiche. Le nuove generazioni che oggi si affacciano sul mondo del lavoro hanno una visione più fluida, cercano equilibri maggiori tra vita professionale e vita privata. E questo è un dato di fatto che impatta in maniera significativa sulla capacità di attrazione di un’azienda.”

In che modo le aziende stanno integrando le pratiche di sostenibilità nei modelli di business e piani strategici? Quali i vantaggi che comporta?

“Su questo, ci sono due aspetti importanti. Il primo è meramente economico: la sostenibilità ambientale intesa come riduzione dei consumi energetici e di risorse legati alla propria attività produttiva oggi ha una traduzione economica molto forte. Il risparmio energetico e l’utilizzo delle risorse ha già una ricaduta concreta, immediata. Il tema della sostenibilità sociale e dell’inclusione, ha invece una ricaduta economica nel più lungo periodo: riguarda la capacità di attrarre risorse e catturare un segmento di mercato che è in maniera crescente più attento a queste tematiche. Se fino a qualche anno fa questi fattori potevano essere importanti ma non decisivi per il cliente, oggi sono un differenziale competitivo sul mercato, diventano una ragione per cui il cliente sceglie il prodotto di un’azienda rispetto a quello di un competitor. Fattori che incidono non soltanto nel mercato B2C, ma che diventano un differenziale anche nel mercato B2B.

Quello che una decina di anni fa nel mondo B2B poteva essere un ‘nice to have’, cioè avere politiche di gestione ambientale organizzate e strutturate o avere a disposizione una catena di fornitura controllata, oggi diventa un fattore abilitante. Se da un lato si è mosso il mercato finale con una maggiore attenzione da parte del cliente, dall’altro bisogna rendere merito del fatto che si è mossa molto la politica, soprattutto a livello europeo. E questo ha generato una catena di reazioni che possiamo definire un circolo virtuoso che coinvolge le grandi imprese, le medie, fino a tutto il sistema ancillare di servizi a supporto.”

È possibile allineare gli obiettivi economici, sociali e ambientali per uno sviluppo sostenibile?

“Questo allineamento è un po’ la sfida di oggi. Ci sono ancora tanti trade-off da risolvere. Talvolta qualità di un prodotto e sostenibilità non coincidono, e l’azienda non trova una condizione sufficiente per garantire quindi la sostenibilità ambientale. È proprio su questa scelta che molte imprese si scontrano – sui nuovi materiali, sui nuovi processi di recupero e riciclo – e quanto questa impatta sull’effettiva possibilità di portare a termine i processi di trasformazione. C’è poi il tema della sostenibilità sociale. La riorganizzazione dell’attività produttiva e l’adozione di sistemi più sostenibili ambientalmente ed economicamente, implicano la ridefinizione del proprio posizionamento geografico, il che genera inevitabilmente un impatto molto forte su alcune comunità lo- cali. Se prima l’azienda doveva mantenere un equilibrio tra sostenibilità economica e massimizzazione del profitto, oggi deve ac- cettare equilibri nuovi derivanti da un compromesso tra i tre fattori. Questa è la sfida più complicata, anche perché è una sfida tra- sformativa del sistema economico.”

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