{"id":15035,"date":"2023-02-17T12:36:18","date_gmt":"2023-02-17T11:36:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.swisschamber.it\/pubblicazioni\/rivista-la-svizzera-2021\/intervista-a-paolo-ferrari\/"},"modified":"2023-02-17T12:36:18","modified_gmt":"2023-02-17T11:36:18","slug":"intervista-a-paolo-ferrari","status":"publish","type":"pubblicazioni","link":"https:\/\/www.swisschamber.it\/en\/pubblicazioni\/rivista-la-svizzera-2021\/intervista-a-paolo-ferrari\/","title":{"rendered":"Intervista a Paolo Ferrari"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"476\" height=\"338\" src=\"https:\/\/www.swisschamber.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Ferrari.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-139\" srcset=\"https:\/\/www.swisschamber.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Ferrari.jpg 476w, https:\/\/www.swisschamber.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Ferrari-300x213.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 476px) 100vw, 476px\" \/><figcaption><em>Paolo Ferrari, Capo Area medica dell\u2019Ente Ospedaliero Cantonale e medico consulente in nefrologia all\u2019Ospedale Civico di Lugano<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n<p>\u00abDovremo poter gestire la nostra offerta sanitaria come un\u2019azienda unica, in modo da essere pronti a fronteggiare una pandemia in modo pi\u00f9 efficiente e sostenibile\u00bb.<\/p>\n\n<p>Ne \u00e8 convinto\u00a0<strong>Paolo Ferrari<\/strong>, Capo Area medica dell\u2019Ente Ospedaliero Cantonale e medico consulente in nefrologia all\u2019Ospedale Civico di Lugano.<\/p>\n\n<p>Laureato a Berna, Ferrari ha lavorato in Australia dal 2003 al 2017, prima a Perth come direttore del Dipartimento di nefrologia al Fremantle Hospital e poi a Sydney, da direttore del Centro di trapianti renali presso il Prince of Wales Hospital. Direttore fondatore del programma australiano dei trapianti di reni crossover fino al 2017, nel 2015 \u00e8 stato insignito della Legione d\u2019Onore Australiana per i suoi contributi nel trattamento del trapianto di reni.<\/p>\n\n<p><strong>Come giudica sia stata gestita l\u2019emergenza coronavirus, in Svizzera in generale e in Ticino in particolare?&#13;\n<\/strong>\u00abUn giudizio pu\u00f2 essere dato solo a bocce ferme. Durante la gestione della prima fase di met\u00e0 marzo, il Governo Ticinese ha reagito in modo determinato e molto adeguato, malgrado il fatto abbia dovuto scontrarsi con la Berna federale, che proponeva misure meno incisive. Dal momento della chiusura totale alla riapertura di fine aprile il Cantone ha agito con determinazione e coesione. La riapertura \u00e8 stata gestita in maniera forse meno strutturata e pianificata. Abbiamo vissuto un rapido ritorno alla normalit\u00e0 con comportamenti a volte poco sensibili delle persone, forse perch\u00e9 c\u2019era la percezione che il Covid-19 se ne fosse andato. Il Governo ha introdotto di nuovo misure pi\u00f9 restrittive, ma in modo non sempre coerente. \u00c8 mancata la volont\u00e0 di monitorare in modo pi\u00f9 rigoroso ed effettivo i nuovi contagi, testando la popolazione con maggior capillarit\u00e0, isolando i positivi e tracciando i contatti. Non ci hanno aiutato il diritto dell\u2019individuo alla privacy, l\u2019introduzione solo facoltativa di una App di tracciamento, le quarantene \u201cvolontarie\u201d di chi rientra da un Paese a rischio e l\u2019assenza di tracciamento delle persone provenienti da questi Stati\u00bb.<\/p>\n\n<p><strong>Quali saranno le future sfide per l\u2019Ente Ospedaliero Cantonale una volta finita l\u2019emergenza?&#13;\n<\/strong>\u00abIn primavera per far fronte al Covid-19 all\u2019EOC abbiamo dovuto smontare pezzi di ospedale a Mendrisio, Lugano e Bellinzona per rimontarli a Locarno e per creare quei letti di terapia intensiva necessari ad accogliere i pazienti pi\u00f9 gravi. Una riorganizzazione che ha richiesto un grosso dispiego di risorse ed energie per ristrutturare una serie di reparti in modo da curare in modo adeguato e sicuro i cittadini.&#13;\nIn autunno, per far fronte a una recrudescenza di contagi, dopo aver ripristinato quello che era stato smontato in precedenza, stiamo rifacendo la stessa cosa. Dopo il Covid-19 l\u2019offerta sanitaria nei vari ospedali dell\u2019EOC dovr\u00e0 essere adattata alle nuove esigenze che una pandemia ci impone: gli ospedali dovranno assicurare la presa in carico di pazienti ordinari e pazienti contagiati, garantendo percorsi separati per evitare la trasmissione di un potenziale nuovo virus e la capacit\u00e0 di modulare i reparti all\u2019interno delle strutture.&#13;\nNell\u2019immediato futuro l\u2019EOC dovr\u00e0 poter gestire la sua offerta sanitaria, i suoi ospedali, come un\u2019azienda unica, in modo da essere pronto a fare fronte a una pandemia in un modo pi\u00f9 efficiente e sostenibile. Non potr\u00e0 pi\u00f9 solo essere la politica a definire la pianificazione ospedaliera\u00bb.<\/p>\n\n<p><strong>Lei ha spesso ricordato come il Covid-19 non abbia provocato solo vittime dirette, ma anche indirette: qual \u00e8 stato il vero tributo pagato al coronavirus?&#13;\n<\/strong>\u00ab\u00c8 ancora presto per valutare l\u2019effettivo impatto della pandemia sulla nostra societ\u00e0. C\u2019\u00e8 il pesante tributo pagato dalle persone colpite in modo grave dal virus e da coloro che hanno perduto un loro caro o un amico. Il conto sar\u00e0 salato per i giovani, che hanno dovuto rinunciare alla loro istruzione e che potrebbero ritrovarsi con un mercato del lavoro con limitate possibilit\u00e0 d\u2019impiego; per le piccole imprese, che rischiano il fallimento; per l\u2019industria che dipende dalla mobilit\u00e0 delle persone; per il turismo, che potrebbe soffrire di una contrazione del mercato per anni. Ogni giorno ci sono persone che perdono lavoro e reddito: sappiamo che queste situazioni sono causa di stress, malattie mentali e morte prematura\u00bb.<\/p>\n\n<p><strong>Quando ritiene che si possa iniziare a scrivere la parola \u201cfine\u201dsull\u2019emergenza, tornando lentamente a una situazione di normalit\u00e0?&#13;\n<\/strong>\u00abC\u2019\u00e8 una fine sanitaria e una fine percepita a un\u2019emergenza come questa. Le pandemie del passato ci insegnano che il termine biologico di una malattia \u00e8 spesso impossibile da stabilire. Il virus H1N1 della \u201cSpagnola\u201d continu\u00f2 a circolare fino al 1957 quando fu soppiantato dalla pressione selettiva esercitata dall\u2019H2N2 della pandemia \u201cAsiatica\u201d. Per il Covid-19 c\u2019\u00e8 chi preconizza una terza, una quarta o una quinta ondata, ma la \u201cSpagnola\u201d del 1918, l\u2019\u201dAsiatica\u201d del 1957 e la \u201cSuina\u201d del 2009 non sono durate pi\u00f9 di due anni: \u00e8 improbabile che il Covid-19 si comporti in modo differente. La fine di una pandemia per\u00f2 non \u00e8 data dalla scomparsa dell\u2019agente patogeno, ma dalla fine dell\u2019allarmismo e dello stato d\u2019emergenza. La strada sembra per\u00f2 ancora lunga\u00bb.<\/p>\n\n<p><strong>Come sar\u00e0 a suo avviso la \u201cnuova normalit\u00e0\u201d post coronavirus? Saranno necessarie ancora precauzioni sanitarie?&#13;\n<\/strong>\u00abLa storia ci insegna che le pandemie scompaiono. Quando la popolazione avr\u00e0 raggiunto la cosiddetta immunit\u00e0 di gregge, anche il Covid-19 sparir\u00e0 come la \u201cSpagnola\u201d o l\u2019\u201cAsiatica\u201d. L\u2019immunit\u00e0 di gregge si pu\u00f2 raggiungere con un vaccino efficace, ma quando potr\u00e0 essere distribuito in larga scala rimane ancora un\u2019incognita. Per ora l\u2019unico strumento che abbiamo a disposizione sono le misure di protezione e di distanziamento sociale\u00bb.<\/p>\n\n<p><strong>Quali sono le tre cose pi\u00f9 importanti che ci ha insegnato questa pandemia?&#13;\n<\/strong>\u00abLa prima \u00e8 che nella medicina moderna eravamo abituati a curare malattie non-trasmissibili, condizioni croniche senza pericolo di contagio, prevedibili in termini di frequenza, ma non eravamo pi\u00f9 pronti ad affrontare un\u2019epidemia. La seconda \u00e8 che sappiamo dimostrare enormi capacit\u00e0 di risposta, di adattamento e di resilienza. La terza \u00e8 la differenza delle diverse culture nell\u2019affrontare questa sfida.&#13;\nIl Covid-19 \u00e8 arrivato dall\u2019Estremo Oriente: nel febbraio 2020 Cina e Corea del Sud erano considerati a rischio, chi tornava da questi Paesi doveva farsi testare e mettersi in quarantena. Ma dall\u2019inizio della pandemia in Corea del Sud sono stati registrati in totale 27.300 casi, tanti quanti la Svizzera oggi registra ogni tre giorni. La disciplina degli asiatici nel portare la mascherina e rispettare il distanziamento sociale \u00e8 ammirevole. Per prevenire una seconda ondata, in Corea \u00e8 stato adottato un sistema di tracciamento dei contatti che tra l\u2019altro utilizza la geolocalizzazione dei telefoni mobili, la cronologia dei pagamenti con carta di credito, i dati sull\u2019utilizzo di trasporti pubblici e le telecamere a circuito chiuso. Da noi sarebbe considerata un\u2019impensabile violazione dei diritti, ma in una situazione come quella che il Covid-19 ha creato, anteporre il bene pubblico ai diritti individuali laddove la salute e la sicurezza pubblica sono messi a rischio sembra pi\u00f9 che giustificato\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abDovremo poter gestire la nostra offerta sanitaria come un\u2019azienda unica, in modo da essere pronti a fronteggiare una pandemia in modo pi\u00f9 efficiente e sostenibile\u00bb. Ne \u00e8 convinto\u00a0Paolo Ferrari, Capo Area medica dell\u2019Ente Ospedaliero Cantonale e medico consulente in nefrologia all\u2019Ospedale Civico di Lugano. 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