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La Banca nazionale svizzera e le sfide del quadro economico

Fritz Zurbrügg, vicepresidente della BNS, a colloquio con il giornalista Lino Terlizzi. A cura della redazione

Fritz Zurbrügg

Da sinistra: Fritz Zurbrügg, vicepresidente Banca nazionale svizzera e Lino Terlizzi, editorialista del Corriere del Ticino e collaboratore de Il Sole 24 Ore per la Svizzera.

“La Banca nazionale svizzera e il quadro economico internazionale” è il titolo dell’incontro organizzato al Centro Svizzero di Milano il 18 ottobre scorso da Swiss Chamber — Camera di Commercio Svizzera in Italia. Fritz Zurbrügg, vicepresidente della BNS, è stato intervistato dal giornalista economico Lino Terlizzi sulla politica dell’istituto centrale elvetico e sulla situazione e le prospettive dell’economia globale. Dopo il saluto di Giorgio Berner, presidente di Swiss Chamber, Zurbrügg ha risposto alle domande di Terlizzi, fornendo un quadro articolato sia dell’economia svizzera che di quella internazionale.
Si è sviluppato così un dibattito approfondito, nel quale c’è stato spazio anche per alcune domande da parte del pubblico.

Il franco svizzero è ancora molto forte e la Banca nazionale svizzera dunque mantiene alta la guardia, cercando di frenare l’apprezzamento eccessivo della moneta elvetica, attraverso i tassi d’interesse negativi e la disponibilità ad ulteriori acquisti di valute estere. Le incertezze in Italia contribuiscono alle spinte al rialzo del franco, anche da questo punto di vista è auspicabile quindi un programma economico di Roma che stabilizzi il quadro. La crescita economica elvetica è solida, ma l’apertura economica resta fondamentale e la Svizzera deve agire contro il protezionismo. Questi, in sintesi, i punti principali dell’analisi di Fritz Zurbrügg.

Più nel dettaglio, ecco le posizioni espresse dal vicepresidente della Banca nazionale svizzera. “Non siamo ancora in una zona in cui non dobbiamo più preoccuparci”, ha detto Fritz Zurbrügg al riguardo dell’apprezzamento del franco. La valuta elvetica è tradizionalmente forte, ma in alcune fasi tende ad essere troppo forte, anche perché viene vista come bene rifugio da investitori preoccupati da incertezze geopolitiche ed economiche. Da questa forza eccessiva del franco possono venire ostacoli alle esportazioni elvetiche, voce di primo piano dell’economia svizzera, ed anche per questo la BNS cerca di evitare le impennate della moneta nazionale.

“La crescita economica svizzera – ha spiegato Fritz Zurbrügg – ora è buona (la previsione è di un 2,5-3% per quest’anno, ndr), l’inflazione è bassa ma non più negativa. L’attrattività della nostra valuta, sorretta anche dai fondamentali della nostra economia, e le tensioni nel quadro internazionale non ci consentono però ancora di abbassare la guardia”. Dunque la BNS per ora non cambia la sua linea e mantiene i tassi di interesse negativi sul franco e la disponibilità ad acquisti di valute estere.

Tra le tensioni internazionali ci sono anche quelle che riguardano l’Italia, con le misure economiche del Governo attuale sotto i riflettori. Ci sono divergenze tra Roma e l’Unione europea a questo riguardo. Ed anche i mercati finanziari hanno valutato negativamente alcune mosse dell’Esecutivo italiano. “Il franco reagisce con rialzi quando crescono i rischi – ha affermato Fritz Zurbrügg – e ciò vale soprattutto per i rischi in campo europeo. Quanto accade in Italia ha quindi chiaramente un effetto anche su di noi. Come Banca nazionale svizzera diciamo semplicemente che qualsiasi programma economico deve favorire la crescita e al tempo stesso contribuire alla stabilità”.

Da sinistra: Giorgio Berner, presidente Swiss Chamber e Fritz Zurbrügg, vicepresidente Banca nazionale svizzera.

Da sinistra: Giorgio Berner, presidente Swiss Chamber e Fritz Zurbrügg, vicepresidente Banca nazionale svizzera.

Il capitolo Italia porta inevitabilmente anche al discorso del debito pubblico, che nella Penisola è ancora alto, pari a circa il 130% del Prodotto interno lordo (PIL). Fritz Zurbrügg ha ricordato la necessità di frenare l’indebitamento. Conti pubblici in ordine non ostacolano la crescita economica, al contrario la favoriscono. La Svizzera ha un debito pubblico basso (tra il 30% e il 40% del PIL, ndr) ma anche nel quadro elvetico è stato necessario introdurre un freno. Tanto più bisogna quindi ridurre il debito pubblico nei Paesi in cui è decisamente elevato. “Ogni soldo destinato al servizio del debito – ha detto Fritz Zurbrügg – è un soldo tolto agli investimenti, dunque alla crescita”.

Nel campo delle tensioni internazionali ci sono inoltre anche Brexit e protezionismo. “Il Regno Unito ha deciso di uscire dall’Unione europea e a questo punto è nell’interesse della Svizzera che l’uscita sia ordinata, con il minor impatto possibile”, ha affermato il vicepresidente BNS per quel che riguarda il versante Brexit. Quanto al ritorno di protezionismo, innescato dalla linea dell’attuale Amministrazione USA guidata dal presidente Donald Trump, secondo Fritz Zurbrügg ci sono chiaramente alcuni rischi. “Se la tendenza protezionistica proseguisse, ci potrebbero essere conseguenze negative per la crescita economica internazionale. La Svizzera deve continuare ad essere un Paese economicamente aperto ed a sostenere sia gli accordi multilaterali in sede di Organizzazione mondiale del commercio, sia gli accordi commerciali bilaterali”, ha spiegato Fritz Zurbrügg. E proprio a proposito di accordi economici bilaterali, Zurbrügg ha anche sottolineato i vantaggi della cooperazione tra Svizzera ed Unione europea e la necessità quindi di mantenere anche in futuro intese bilaterali tra Berna e Bruxelles.

Non è mancato, durante l’intervista di Lino Terlizzi a Fritz Zurbrügg, anche un accenno alla crisi finanziaria di dieci anni fa, nata negli Stati Uniti e poi allargatasi a livello mondiale, ed al salvataggio di UBS, la maggior banca elvetica, colpita duramente appunto da quella crisi. Furono da una parte la Confederazione e dall’altra la stessa Banca nazionale svizzera ad attuare il salvataggio di UBS. Interventi, questi della Confederazione e della BNS, che all’epoca furono molto discussi e che hanno poi però potuto vantare un successo. Confederazione e BNS hanno riavuto i soldi versati ed hanno anche registrato guadagni, UBS ha attraversato una fase molto difficile di ristrutturazione, ma si è poi rilanciata.

“Fu certamente un grande choc – ha detto Fritz Zurbrügg – ma da allora abbiamo fatto progressi sia in Svizzera che a livello internazionale. Non abbiamo ancora raggiunto tutti gli obiettivi, ma nel sistema bancario è aumentata la resilienza e sono stati limitati i rischi sistemici”. C’è insomma ancora strada da fare per aumentare la stabilità finanziaria globale, ma in molti Paesi sono stati fatti passi avanti significativi, ha sottolineato il vicepresidente della Banca nazionale svizzera.

 


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