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Avv. Rita Adam, Ambasciatrice di Svizzera in Italia

Intervista a cura di Giorgio Berner

Rita Adam

Rita Adam*

Gentile Ambasciatrice Adam, innanzitutto Le porgo il più cordiale benvenuto in Italia, a nome di Swiss Chamber — Camera di Commercio Svizzera in Italia. Le siamo molto grati per la Sua disponibilità a concederci questa intervista, anche perché la Sua recente esperienza si è svolta in un ambito molto diverso da quello che L’attende a Roma e le Sue impressioni saranno sicuramente di grande interesse per i nostri lettori.

Con quali ricordi Lei lascia la Tunisia? Quali sono state le Sue esperienze più significative?
La ringrazio per le Sue gentili parole di saluto. È un grande onore per me poter rappresentare il mio Paese in Italia. Il sostegno all’economia e alle società svizzere in Italia sarà particolarmente rilevante. Mi rallegro anch’io della futura collaborazione con la Camera di Commercio.
In merito alla Tunisia: dal cambiamento politico del 2011, questo Paese ha acquistato sempre più importanza per la Svizzera. Dal 2014 ho potuto seguire per il Consiglio federale l’evoluzione politica ed economica e rappresentare gli interessi della Svizzera, incluso anche certi aspetti delle attività svizzere in Libia.
È stata un’esperienza professionale molto preziosa per me. Ho passato quattro anni dinamici e intensi al centro di una regione il cui sviluppo è di importanza strategica per l’Europa. Tra gli eventi più rilevanti degli anni passati menziono l’osservazione delle prime libere elezioni Parlamentari e Presidenziali del 2014, nonché, nel 2016, la visita di Stato del Presidente tunisino Béji Caïd Essebsi in Svizzera.

La Tunisia, pur avendo forti legami con l’Europa (la Francia in particolare), è un Paese con altre radici. Che cosa ha significato tutto ciò per il suo lavoro diplomatico?
La Tunisia è uno Stato arabo, ma, vista la sua posizione, la sua storia, identità e cultura sono influenzate dal Mediterraneo. È fortemente orientata verso l’Europa. Anche l’Italia peraltro è un Partner importante del paese, ciò si spiega soprattutto per la sua vicinanza geografica. In altre parole, la situazione è diversa da quella del Vicino e Medio Oriente.
Le principali sfide con cui la Tunisia è confrontata assomigliano a quelle che riguardano parecchi altri Paesi del Mediterraneo. Ovvero la necessità di riforme economiche radicali, la lotta contro la disoccupazione giovanile (il problema dei “laureati disoccupati”) o i rapporti con i flussi migratori dall’Africa subsahariana.

Quale è stata la Sua esperienza riguardo alle grandi questioni che hanno interessato quel Paese e i rapporti con la Svizzera, penso alla migrazione, alla primavera araba, alla questione dei beni di Ben Ali?
Le relazioni bilaterali tra la Svizzera e la Tunisia sono molto buone e si sono ulteriormente approfondite dal 2011. La nostra squadra conta ormai una quarantina di collaboratori, che coprono anche temi che esulano dalle classiche relazioni politiche, economiche e culturali. La Svizzera sostiene il processo di transizione democratica e economica in Tunisia con un programma di cooperazione (DSC/Seco/Segreteria di Stato della Migrazione) di 25 milioni di CHF all’anno.
Le priorità per il periodo 2017-2020 sono i processi democratici e i diritti umani, la crescita economica inclusiva e la migrazione. Puntiamo anche al rafforzamento delle relazioni economiche bilaterali. Circa 90 imprese svizzere sono attive in Tunisia e creano 13’500 posti di lavoro. Come Presidente Onorario della Camera di Commercio, fondata nel 2012, mi sono adoperata per sostenere l’accesso delle imprese svizzere al mercato tunisino. Per gli aspetti di sicurezza interna e migrazione ero sostenuta da un Addetto di Polizia (Fedpol) e da un Delegato per la migrazione.
La Svizzera e la Tunisia dal 2012 hanno un partenariato sulla migrazione. In questa cornice istituzionale discutiamo di tutti gli aspetti rilevanti, dal rimpatrio dei richiedenti asilo respinti fino alla questione su come la migrazione può contribuire a migliorare la situazione socioeconomica della Tunisia.
Anche nell’ambito della formazione e dell’innovazione negli ultimi anni abbiamo intensificato la collaborazione. Molti giovani tunisini si recano per studio in Svizzera, al Politecnico di Losanna o in una scuola alberghiera. In ambito consolare, l’Ambasciata è il referente per ca. 1’600 cittadini svizzeri che si sono stabiliti in Tunisia.
Il dossier che riguarda i soldi bloccati in Svizzera di persone dell’entourage del decaduto Presidente Ben Ali lo conosco molto bene grazie alla mia precedente funzione di Vice Direttore della Direzione del Diritto internazionale pubblico del Dipartimento degli affari esteri a Berna. Me ne sono occupata regolarmente anche durante la mia missione in Tunisia. La Svizzera ha fatto pervenire alla Tunisia nell’ambito dell’assistenza giudiziaria internazionale un’esaustiva documentazione sui conti in Svizzera. Le inchieste penali in Tunisia continuano ancora, anche se per alcune il procedimento è chiuso e una certa somma è tornata in Tunisia.

Lei assume il Suo incarico in un momento molto particolare per l’Italia. Il governo Movimento 5 Stelle/Lega ha un programma molto discusso e di difficile attuazione; inoltre sta imprimendo una svolta dagli sviluppi imprevedibili riguardo alla governance del Paese. Certamente, in questo momento vi è un chiaro trend verso la discontinuità riguardo all’assetto politico italiano precedente, durato decenni. Che significato ha tutto ciò per la Sua missione a Roma?
In molti Paesi europei il paesaggio politico tradizionale è cambiato negli ultimi anni. Nuovi attori sono diventati sempre più importanti, sono mutate alcune regole del gioco. In queste circostanze la politica è effettivamente diventata meno prevedibile, in Italia e altrove. Ciò rende il lavoro di un diplomatico più complesso e anche più interessante. Mi adopererò per promuovere ulteriormente le buone e intense relazioni bilaterali di natura politica, economica, sociale e culturale, nonché per trovare soluzioni alle questioni bilaterali ancora aperte.

La ringrazio molto per questa testimonianza e Le auguro buon lavoro a Roma.

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* Nasce nel 1969 a Bienne/Canton Berna (Svizzera). Nel 1996, si laurea in giurisprudenza dopo studi presso l’Università di Berna. Nel 1999 entra al Dipartimento Federale degli Affari Esteri (DFAE).
Prime missioni a Ginevra, Pretoria (Sudafrica) e Berna.
Nel 2005 assume la funzione di Capo della Sezione diritto e media all’Ambasciata di Svizzera a Parigi.
Da agosto 2008 ricopre l’incarico di Capo della Sezione politica di pace multilaterale a Berna. Nel 2010 viene nominata Vicedirettrice della Direzione del diritto internazionale pubblico ed Ambasciatore di Svizzera presso il Principato di Liechtenstein.
Da settembre 2014 è Ambasciatore di Svizzera presso la Repubblica Tunisina. Assume le funzioni di Capo Missione dell’Ambasciata di Svizzera a Roma dal novembre 2018.


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