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Intervista a Manuel Sager, Direttore della Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione (DSC)

Sviluppo e cooperazione: un enorme impegno a livello internazionale. L’importante ruolo della Svizzera.

Manuel Sager

Manuel Sager*

Signor Direttore Sager, innanzitutto la ringraziamo per la sua disponibilità a concederci questa intervista.
Quali sono gli obiettivi e le linee guida per l’azione della sua Direzione? Quale ne è la dotazione in termini di budget e di personale?

La DSC fa parte del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e attua la politica estera del Consiglio federale riguardo ad assistenza umanitaria, cooperazione dello sviluppo e collaborazione con l’est. L’obiettivo supremo è la lotta alla povertà. In tal senso la DSC sostiene sempre gli sforzi autonomi dei nostri paesi-partner per migliorare a lungo termine le condizioni di vita delle persone residenti. Inoltre diamo un contributo di conoscenze professionali e impegno diplomatico alla soluzione di sfide transfrontaliere e globali, quali per esempio i mutamenti climatici, la carenza d’acqua, la sicurezza del nutrimento, la migrazione. Per i prossimi quattro anni il Parlamento ci ha assegnato per la cooperazione internazionale un importo di 11,1 miliardi di franchi svizzeri. Le spese per il personale non possono eccedere il 3,8% dell’importo stanziato. La DSC dispone di poco più di 2’000 collaboratori a tempo pieno, di cui 456 presso la sede centrale. La maggioranza dei nostri collaboratori all’estero è costituita da locali, la maggior parte dei quali sono specialisti per l’attuazione dei nostri programmi. Solo il 15% sono cittadini svizzeri.

Può commentare il posizionamento della Svizzera nell’ambito del CAD (i 29 paesi che fanno parte del comitato OECD per il sostegno allo sviluppo economico) riguardo allo stanziamento di fondi pubblici per la cooperazione internazionale?
Al riguardo, il parametro più significativo è la cosiddetta “quota APD” che indica quale quota del PIL è destinata alla cooperazione internazionale. Nel 2015 la Svizzera ha registrato una quota APD dello 0,52%, occupando nel benchmark OECD la posizione 9. Attualmente, le ultime stime attestano una quota APD pari allo 0,48%. Tale dato va comunque “maneggiato con cura”, in quanto alcuni fattori (ad esempio i costi per la concessione d’asilo ovvero il PIL) possono ancora modificarsi sostanzialmente.

Dipartimento federale

Dipartimento federale degli affari esteri a Berna

I fondi deliberati dal Parlamento per l’attività di cooperazione internazionale (ai quali si aggiungono i contributi delle organizzazioni private) sono gestiti tramite la sua Direzione e la SECO (Segreteria di Stato dell’economia), sia sotto forma di progetti diretti che in collaborazione con organizzazioni internazionali. Secondo quali criteri avviene la collaborazione con le organizzazioni internazionali?
Negli ultimi cinque anni, la quota del sostegno allo sviluppo economico trasferita a organizzazioni private è stata in media pari al 30%. Questo comprende sia versamenti a ONG, organizzazioni di solidarietà, fondazioni e istituti di ricerca, sia partenariati con il settore privato. I criteri per la scelta dei nostri partner si basano sulla compatibilità delle loro competenze con gli obiettivi strategici della Svizzera in materia di cooperazione internazionale, nonché con gli obiettivi di sviluppo e le strategie di collaborazione dei nostri paesi-partner. La collaborazione con organizzazioni internazionali, quali l’ONU o la Banca Mondiale, si basa su comuni priorità di sviluppo. L’agenda 2030 costituisce un importante quadro di riferimento. La Svizzera occupa un seggio negli organi direttivi di queste organizzazioni e contribuisce attivamente alla definizione della loro politica di sviluppo.

Relativamente agli investimenti pubblici per il sostegno allo sviluppo economico, che significato ha l’obiettivo dello 0,7% sul PIL, indicato dall’ONU? Corrisponde a risultati sostenibili nell’ambito socio-economico dei paesi destinatari?
È realistico, considerando che a livello consolidato i paesi CAD raggiungono a malapena la metà di questo obiettivo?
L’obiettivo indicato dall’ONU è tuttora ritenuto valido dalla Svizzera e dagli altri paesi contributori. Peraltro non comporta obblighi finanziari, né è vincolato a progetti o tempistiche precisi, ma sottolinea l’importante evidenza che progressi nello sviluppo possono essere conseguiti solo se le risorse finanziarie necessarie sono effettivamente disponibili. Tuttavia, è anche evidente che gli ambiziosi risultati che ci siamo posti con l’agenda 2030 non possono essere raggiunti esclusivamente con mezzi pubblici. Per il sostenibile raggiungimento degli obiettivi di sviluppo l’ONU ha calcolato un fabbisogno di investimenti annuali pari a 5 – 7 bilioni di franchi svizzeri. Ciò corrisponde a circa 30 volte la spesa pubblica per il sostegno allo sviluppo. Cifre di tale entità possono essere mobilizzate solo tramite la collaborazione con il settore privato.

In che termini si svolge la collaborazione tra la sua Direzione e la Segreteria di Stato della migrazione?
Un importante campo di collaborazione tra la DSC e la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) sono i cosiddetti partenariati per la migrazione, nel reciproco interesse della Svizzera e del relativo paese-partner. Tali partenariati non sono semplicemente accordi di rimpatrio; hanno anche l’obiettivo di supportare i paesi-partner nel loro sforzo di regolare i flussi migratori. Ciò avviene soprattutto coinvolgendo ad ogni livello tutti i protagonisti di questo processo in un dialogo sulla migrazione. Attualmente lavoriamo con soddisfazione su tali partenariati per la migrazione con i governi di Tunisia, Nigeria, Serbia, Kosovo, Bosnia.

Da molti politici europei l’assistenza allo sviluppo economico in loco viene indicato come un deterrente per ridurre la migrazione per motivi economici. Considerando la dinamica di questo fenomeno, lei ritiene che si tratti di una strategia veramente efficace, in termini di risultati e di tempistica?
In generale, ritiene che la migrazione per motivi economici necessiti in futuro di una gestione diversa?

Non è compito della cooperazione internazionale di impedire la migrazione. Può però certamente contribuire efficacemente alla riduzione delle cause della migrazione, migliorando per esempio nei paesi d’origine di profughi e migranti le prospettive durature specie per i giovani. Ciò lo facciamo, per esempio, realizzando programmi di formazione professionale nei paesi-partner e nei campi profughi. Questo collegamento tra cooperazione internazionale e politica della migrazione persegue l’obiettivo di impedire tragedie umane derivanti da conflitti, catastrofi naturali o mancanza di prospettive economiche e di circoscriverne le peggiori conseguenze.

Esistono progetti di collaborazione bilaterali (per esempio tra Svizzera e Italia)?
Non abbiamo progetti di sviluppo comuni in paesi in via di sviluppo. Tuttavia, Svizzera e Italia operano spesso nei medesimi paesi-partner e partecipano al finanziamento di programmi multilaterali. Inoltre, Svizzera e Italia fanno parte di medesimi organismi internazionali e perseguono spesso obiettivi molto analoghi, come per esempio nel settore dei mutamenti climatici, della salute o della sicurezza del nutrimento. Perciò condividiamo molti interessi comuni nel contesto della collaborazione internazionale.

*Nato nel 1955, Manuel Sager ha conseguito il dottorato in legge presso l’Università di Zurigo, nonché un “Master of Law and Letters” (LLM) presso la Duke University Law School negli Stati Uniti. Ha conseguito l’abilitazione all’avvocatura nello Stato dell’Arizona, svolgendo la professione per due anni a Phoenix. Nel 1988 è entrato a far parte del Dipartimento federale degli affari esteri, dove, in diverse riprese, è stato responsabile dell’ufficio di coordinamento del diritto umanitario internazionale; responsabile dell’informazione; responsabile del dipartimento politico per politiche estere di settore. È stato Console generale supplente a New York (1995-1999), responsabile della comunicazione presso l’Ambasciata svizzera a Washington (1999-2001), ambasciatore e direttore esecutivo presso la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo BERS a Londra (2005-2008). È stato Ambasciatore di Svizzera negli Stati Uniti (2010-2014). Dal novembre 2014 Manuel Sager è direttore della Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione, facente parte del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

 


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